Clausole claim made - Necessario il "tagliando" alle polizze a seguito dei recenti principi espressi dalla Corte di Cassazione?

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Nel dibattito ancora in corso sulla validità ed efficacia della clausola claim made è arrivata la recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 22891/2015 del 10 novembre 2015) che offre spunti molto interessanti sui criteri di redazione delle clausole in esame.

Premessa l'adesione all'orientamento prevalente circa la validità delle polizze claim made in quanto espressione della libertà contrattuale di cui all'art. 1322 del Codice Civile, la Corte ha affermato i seguenti principi:

  1. qualora la clausola claim made sia inserita nella parte del contratto deputata in via esclusiva alla definizione dell'oggetto della copertura, allora non può considerarsi vessatoria. Ed infatti, secondo la Corte, "…l'accordo delle parti su tale previsione si forma come accordo diretto a delimitare l'oggetto stesso del contratto e, dunque… non assume il valore di "condizione" di per sé autonomamente rilevante, che necessiti del consenso qualificato" [ovvero della doppia sottoscrizione] richiesto dall'art. 1341 c.c.;
  2. quando invece la clausola claims made si presenta quale specifica e separata "condizione" che limita la garanzia assicurativa e, dunque, limita l'oggetto del contratto definito da altre clausole specificamente deputate alla sua individuazione, allora ricorre fattispecie della vessatorietà perché - secondo la Corte - "la formale previsione della clausola dopo altra idonea a definire in modo più ampio la garanzia…assume carattere limitativo di ciò che nella precedente previsione era più ampio".

Certamente utile quindi un'analisi puntuale delle polizze al fine valutare l'impatto che questa recentissima sentenza potrebbe avere sulla tenuta delle clausole claim made.