Market Abuse: inammissibili le questioni di legittimità costituzionale relative al principio del doppio binario sanzionatorio

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Le Corte Costituzionale torna ancora una volta ad occuparsi dell'annosa questione relativa al principio del ne bis in idem con riferimento alla fattispecie di market abuse, prevista e punita dal nostro ordinamento sia come reato che come illecito amministrativo.

Con sentenza n. 102 del 2016 i giudici della Corte hanno dichiarato inammissibili entrambe le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione il 15 gennaio 2015, in relazione all'art. 187 bis, comma 1, D.lgs. 58/1998 (abuso di informazioni privilegiate). In particolare:

  • la questione sollevata in via principale riguardava l'art. 187 bis, nella parte in cui prevede "salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato" invece di "salvo che il fatto costituisca reato", per violazione dell'art. 117, comma 1, della Costituzione, in relazione all'art. 4, protocollo 7, CEDU (Convezione Europea per i diritti dell'uomo);
  • in via subordinata la Corte sollevava la questione di legittimità costituzionale in relazione all'art. 649 c.p.p., nella parte in cui non prevede "l'applicabilità della disciplina del divieto di un secondo giudizio al caso in cui l'imputato sia stato giudicato, con provvedimento irrevocabile, per il medesimo fatto nell'ambito di un procedimento amministrativo per l'applicazione di una sanzione alla quale debba riconoscersi natura penale ai sensi della Convenzione della salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle Libertà fondamentali e dei relativi protocolli".

La Consulta, nelle motivazioni depositate lo scorso 12 maggio, non è però entrata nel merito della questione, fermandosi ad un esame preliminare ed auspicando, piuttosto, un intervento del legislatore.

La prima questione, infatti, è stata ritenuta inammissibile esclusivamente poiché ritenuta non rilevante nel caso di specie, sulla base della circostanza per cui la stessa persona sottoposta a giudizio penale era stata già sanzionata in via definitiva dalla CONSOB, nel relativo procedimento amministrativo.

La seconda questione, invece, è stata dichiarata inammissibile in quanto l'intervento additivo richiesto "non determinerebbe un ordine di priorità, né altra forma di coordinamento, tra i due procedimenti, penale  e amministrativo, cosicché la preclusione del secondo procedimento scatterebbe in base al provvedimento divenuto per primo irrevocabile, ponendo così rimedio ai singoli casi concreti, ma non alla generale violazione strutturale da parte dell'ordinamento italiano del divieto di bis in idem".

Alla luce di tale pronuncia, resta dunque salvo il meccanismo - di dubbia compatibilità con il divieto di bis in idem -  del doppio binario sanzionatorio previsto per gli abusi di mercato.