L'AGCM dichiara vessatorie le clausole anti-avvocato

Antitrust Alert

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Con decisione del 30 novembre 2016 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM o Autorità) ha accertato la natura vessatoria delle clausole così dette "anti-avvocato" inserite in alcuni testi di polizza per la responsabilità civile auto di una compagnia assicurativa.

Il tipo di clausola oggetto dell'istruttoria condotta dall'AGCM, relativamente ai sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto, prevede un duplice obbligo in capo al consumatore, sottoscrittore del contratto di assicurazione RC auto: (i) l'impegno a "non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad esempio avvocati/procuratori legali e simili)"; (ii) l'impegno a ricorrere "preliminarmente" (rispetto all'instaurazione di un giudizio) alla procedura di "conciliazione paritetica". Precisamente, secondo quanto esplicato nella nota informativa, il primo obbligo si riferisce all'impegno a "seguire la procedura di legge senza incaricare alcun patrocinatore"; il secondo obbligo implica che "in caso di disaccordo con l'Assicuratore in tema di liquidazione del danno", l'assicurato debba "attivare la procedura di conciliazione paritetica facendosi rappresentare da una Associazione di Consumatori".

In altre parole, ai sensi della clausola in parola, l'obbligo del consumatore di non fare ricorso all'assistenza di un patrocinatore concerne l'intera gestione del sinistro e comprende sia la fase di denuncia del sinistro all'assicurazione che gestisce il sinistro sia, in caso di disaccordo, la fase della procedura di conciliazione paritetica.

Come recita la stessa clausola, "in cambio" di tali obblighi, l'impresa di assicurazione garantisce uno sconto sul premio annuo di polizza; al contrario, a fronte della violazione di tali impegni, il cliente-assicurato è tenuto al pagamento di una penale.

Nella sua decisione, l'AGCM ha precisato che il giudizio di vessatorietà della clausola "attiene alla previsione di una penale di importo manifestamente eccessivo in quanto non proporzionato allo sconto praticato e all'obbligo del cliente di non ricorrere nella fase stragiudiziale e nella stessa eventuale fase di ADR all'assistenza di procuratori terzi".

Tanto premesso, nel provvedimento, l'AGCM ha anzitutto ricordato che la specifica approvazione per iscritto della clausola e la natura facoltativa della stessa (che si traduce nella possibilità per il consumatore di reperire alternative sul mercato o presso lo stesso professionista) non sono sufficienti a far ritenere la ricorrenza di una trattativa individuale e così ad escludere la presunzione legale di vessatorietà.

L'Autorità ha così precisato che la clausola de quo appare vessatoria ai sensi dell'art. 33, comma 2, lettera f), del Codice del Consumo nella misura in cui addossa a carico del cliente una penale che risulta manifestamente eccessiva. Precisamente, l'AGCM ha ritenuto la manifesta eccessività della penale sulla base del confronto del suo importo con il "ridotto vantaggio economico" di cui allo sconto applicato che, "oltre a risultare limitato, è di gran lunga inferiore rispetto all'ammontare della penale". Inoltre, sempre secondo l'AGCM, la manifesta eccessività della penale deriva dalla natura degli obblighi al cui mancato adempimento l'applicazione della penale è associata (ossia, il mancato ricorso alla conciliazione paritetica e/o l'affidamento della gestione del danno a un avvocato), in quanto gli stessi, oltre a configurare una restrizione della libertà contrattuale nei rapporti con i terzi, non rappresentano "l'obbligazione principale posta a carico dell'assicurato".

L'Autorità ha inoltre ritenuto che la clausola in esame, nella parte in cui prevede che il consumatore si impegni a "non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad esempio avvocati/procuratori legali e simili)", si pone in contrasto anche con l'art. 33, comma 2, lett. t) del Codice del Consumo. Ai sensi di questa norma, infatti, si presume vessatoria fino a prova contraria la clausola che ha per oggetto o per effetto di sancire a carico del consumatore restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi. La previsione costituisce altresì "un illegittimo pregiudizio all'esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito".

Infine, secondo l'accertamento compiuto dall'Autorità, la clausola risulta integrare una violazione dell'articolo 34, comma 2, del Codice del Consumo in quanto, "attenendo a una obbligazione che, anche se di natura accessoria, contribuisce a determinare l'oggetto del contratto, non risulta formulata in modo chiaro e comprensibili traducendosi in una difficoltà per il destinatario di comprendere la portata degli impegni assunti dal consumatore". Precisamente, sul punto, la clausola troverebbe applicazione non solo "per i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto" a fronte di una iniziativa in tal senso da parte del cliente, così come lascerebbe intendere la formulazione della clausola inserita nelle polizze, ma per tutti i sinistri che per legge potrebbero essere assoggettati al risarcimento diretto e, quindi, anche nel caso in cui il cliente, nonostante la possibilità di ricorrere alla procedura di risarcimento diretto, indirizzi la propria pretesa risarcitoria direttamente alla compagnia assicuratrice del veicolo responsabile.