Regolazione del pagamento del premio tramite collaboratore dell'intermediario e principio dell'apparenza

Commento a Cass. Civ. 16 febbraio 2017 n. 4112

Insurance Litigation Alert

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La sentenza in oggetto afferma un principio noto in materia di assicurazione r.c.a., ovverosia quello dell'affidamento del terzo danneggiato sulla esistenza ed efficacia della copertura assicurativa laddove l'assicurato sia in possesso del certificato di assicurazione, o, comunque, abbia esibito il contrassegno.

È infatti insegnamento già espresso a più riprese dalla giurisprudenza che «in tema di assicurazione per danni da circolazione di veicoli, il terzo danneggiato non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciati solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull'apparenza della situazione, come gli consente l'art. 7 della l. 24 dicembre 1969, n. 990, ora sostituita dall'art. 127 del d. lgs. 7 settembre 2005 n. 209. Quello che rileva per la promovibilità dell'azione diretta nei confronti dell'assicuratore è infatti l'autenticità del contrassegno e non la validità del rapporto assicurativo» (cfr., ad es., Cass. 20 febbraio 2015 n. 3378; Cass. 27 giugno 2014 n. 14636).

Tuttavia, tenuto conto che il premio era stato regolarmente corrisposto dall'assicurato al collaboratore dell'intermediario mandatario della compagnia, legittimato all'incasso, sembra a chi scrive che la decisione in oggetto avrebbe potuto fondarsi, più semplicemente, sulla disposizione dell'art. 1188 c.c., ovverosia sulla norma che individua il destinatario del pagamento nel creditore, nel suo rappresentante o nella persona altrimenti legittimata a ricevere validamente il pagamento per conto del creditore (cd. adiectus solutionis causa).

Occorre chiarire che la fattispecie concreta è anteriore all'entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni (d. lgs. 7 settembre 2005 n. 209).

Se essa fosse stata resa dopo l'entrata in vigore, in particolare, dell'art. 118 dello stesso Codice delle Assicurazioni, la sentenza avrebbe potuto, ancor più semplicemente, far richiamo della disposizione in parola, che attribuisce al pagamento effettuato a mani dell'intermediario o del suo collaboratore la stessa efficacia del pagamento effettuato direttamente all'impresa.

La controversia oppone Assiconsult s.n.c., agente generale della Unipol, al proprio sub agente Z.M. L'intermediario lamenta che il subagente ha trattenuto per oltre 40 giorni il premio di rinnovo di una polizza r.c.a. corrispostogli da un cliente, provvedendo a farne rimessa all'intermediario e, tramite questi, alla compagnia preponente, soltanto a seguito del sinistro. Conviene pertanto in primo grado il subagente per sentirlo condannare al pagamento delle somme corrisposte al terzo danneggiato a seguito del sinistro stradale, e al ristoro dei danni non patrimoniali per il discredito subito nei confronti della Unipol.

La domanda viene respinta sia in primo grado che in appello. L'agente, pertanto, ricorre in Cassazione, assumendo, ancora una volta, che la garanzia assicurativa doveva ritenersi sospesa in difetto di comunicazione dell'avvenuto incasso del premio da parte del sub agente all'agenzia generale, e da quest'ultima alla compagnia Unipol.

La Corte respinge il ricorso, rilevando che «la giurisprudenza costante di questa Corte è concorde nel ritenere che, in forza del combinato disposto della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 7, (attuale D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 127) e dell'art. 1901 c.c., il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell'assicuratore della responsabilità civile degli autoveicoli vincola quest'ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand'anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacché, nei confronti del danneggiato, ai fini della promovibilità dell'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile, rileva l'autenticità del contrassegno e non la validità del rapporto assicurativo (cfr. Cass. n. 25130/2010, n. 18307/2014, n. 20374/2015). Nel caso di specie la polizza assicurativa era stata rinnovata l'1.6.2004 e in quella occasione era stato rilasciato all'assicurato l'apposito contrassegno, pur se la compagnia assicuratrice Unipol non aveva ricevuto la comunicazione del contratto né la riscossione del premio».

Afferma poi la Corte che la situazione controversa «integra la diversa ipotesi in cui sia stata sottoscritta la polizza di assicurazione e sia stato rilasciato all'assicurato l'apposito certificato, indicativo di una certa decorrenza e durata della garanzia (con conseguente obbligo della compagnia assicuratrice di indennizzare il danneggiato), ma l'assicurazione - come previsto dall'art. 1901 c.c., comma 1, - sia sospesa per non essere stato ancora pagato il premio (o la prima rata di premio) stabilito nel contratto. Nel caso di specie, inoltre, l'art. 12 del contratto stipulato tra Assiconsult e la Z. prevedeva espressamente che la copertura assicurativa decorreva dalle ore 24.00 della data in cui veniva effettuata la registrazione al terminale da parte dell'agente Assiconsult, registrazione che era stata, invece, impedita dalla mancanza di comunicazione - a carico della Z. - della regolare stipula della polizza».

È questo il punto meno condivisibile della sentenza.

Come noto, l'agente con rappresentanza ha il potere di riscuotere i premi, o, più in generale, i crediti dell'assicuratore, come ad esempio quelli relativi ad indennizzi pagati in eccedenza (Cass. 16 dicembre 1991 n. 13523).

Il pagamento effettuato all'agente o al suo collaboratore libera l'assicurato anche quando l'agente o l'adiectus (persona indicata dall'assicuratore per l'incasso del credito) non versino all'assicuratore l'importo del premio (cfr. Rossetti, Il diritto delle assicurazioni, vol. I, 999).

Si è affermato in dottrina che laddove il premio venga riscosso nel domicilio dell'assicurato da incaricati dell'assicuratore, tale prassi è sufficiente a far sì che se l'incaricato non si presenta e per questa ragione l'assicurato non paga, non si farà luogo a sospensione dell'assicurazione (Buttaro, Assicurazione (contratto di), in Enc. Dir., 479).

L'art. 1901 stabilisce che «se il contraente non paga il premio… l'assicurazione resta sospesa». Nella fattispecie oggetto di decisione il contraente-assicurato aveva regolarmente pagato il premio di rinnovo al collaboratore dell'agente generale della compagnia, legittimato all'incasso.

Sarebbe bastato, pertanto, fare applicazione degli articoli 1188 c.c., 1228 c.c. e 1903 c.c. per riconoscere che nessun effetto sospensivo si era determinato, e che il ritardato versamento da parte del subagente all'agente e da questi alla compagnia rimaneva fatto interno ai rapporti tra compagnia e propri collaboratori.

Il richiamo al principio dell'apparenza sembra invece un fuor d'opera.

Esso poteva giustificarsi laddove l'intermediario o il suo collaboratore non fossero stati legittimati all'incasso, con limitazione della procura resa opponibile ai terzi (art. 1903 c.c.), circostanza tuttavia che non emerge dalla motivazione.

Va comunque dato atto del fatto che la soluzione è oggi più chiara ed immediata in virtù del sopravvenuto disposto dell'art. 118 del Codice delle Assicurazioni, il quale attribuisce al pagamento effettuato a mani dell'intermediario o del suo collaboratore la stessa efficacia liberatoria del pagamento effettuato direttamente all'impresa.

Può essere utile notare, infine, che dalla motivazione emerge che il mandato di agenzia rilasciato da Unipol ad Assiconsult conteneva una clausola in virtù della quale l'agente avrebbe dovuto risarcire alla compagnia il costo di un eventuale sinistro in caso di ritardata contabilizzazione del pagamento del premio. Si tratta di pattuizione che rimane interna ai rapporti tra compagnia e intermediario, e che Assiconsult ha omesso di allegare tempestivamente nel corso del processo, facendone oggetto di un motivo di ricorso che viene tuttavia respinto per violazione del principio di specificità.