Imposta di registro sul conferimento di progetti eolici seguito da cessione quote: La cassazione rigetta la riqualificazione come cessione di ramo d'azienda

Articolo pubblicato su Pianeta Terra N. Febbraio 2017

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Segnaliamo una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. civ. sez. V n. 2054, depositata il 27 gennaio 2017) che esclude la riqualificazione da parte dell'Amministrazione tributaria in funzione antielusiva degli atti di conferimento di un ramo d'azienda e successiva cessione, relativi a due parchi eolici in costruzione, come singolo atto di cessione di ramo d'azienda.

La sentenza è di interesse generale degli operatori del settore, in quanto riguarda la prassi di confinare il progetto eolico in una società di scopo, usualmente nella forma di una s.r.l. neocostituita (c.d. SPV o newco), le cui quote possono poi essere successivamente cedute. Da una parte tale prassi è determinata dall'opportunità di segregare nella newco il progetto in modo da beneficiare dello schermo della responsabilità limitata e, dall'altra, il progetto stesso è separato dalle altre attività dell'imprenditore che conferisce il progetto, ottenendo un veicolo dedicato, a basso rischio di insolvenza (c.d. insolvency remote). Questa operazione di isolamento (o ring fencing) del progetto è la norma in operazioni di finanziamento in regime di project financing.

In aggiunta, il conferimento in natura del ramo d'azienda afferente un parco eolico, seguito dalla cessione quote a un acquirente terzo, può consentire - qualora ne ricorrano tutti i requisiti - di beneficiare della participation exemption (PEX) ovvero l'esenzione ai fini delle imposte dirette del 95% delle plusvalenze realizzate dalla vendita delle partecipazioni, secondo quanto previsto dagli artt. 87 e 176 comma 3 del TUIR e dalla circolare dell'Agenzia delle Entrate 36/E/2004.

Tuttavia la sequenza di atti descritta (conferimento in natura di ramo d'azienda e cessione delle quote) è spesso oggetto di riqualificazione da parte dell'Amministrazione tributaria, in applicazione dell'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro (breviter TUR) che recita "L'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente". Sostanzialmente, quando l'ufficio ritiene che alcuni atti o sequenze di questi siano poste in essere al fine di eludere il fisco, ad esso è riconosciuto il potere di applicare l'imposta in base agli effetti che tali atti generano.

La riqualificazione dell'atto di conferimento di ramo seguito da vendita delle partecipazioni come una unitaria cessione di ramo d'azienda può avere pesanti conseguenze fiscali: mentre il conferimento in natura di ramo d'azienda e la cessione di quote/azioni è soggetto a un'imposta di registro fissa pari ad Euro 200 (Tariffa, parte 1, art. 4, n.3 del TUR), l'atto di cessione di ramo d'azienda è invece soggetto ad imposta di registro proporzionale rispetto al valore dei beni ceduti variabile dal 3% per la parte mobiliare al 9% - 15% sugli immobili (TUR - Tariffa, Parte 1, art. 1 e art. 2), oltre alle imposte catastale e ipotecaria.

Sintetizziamo brevemente il caso

A seguito dell'emissione di alcuni avvisi di liquidazione da parte dell'Agenzia delle Entrate (breviter l'Agenzia) aventi ad oggetto la liquidazione dell'imposta di registro di atti di conferimento in natura e cessione di quote, invece qualificati dall'Agenzia come cessioni di rami d'azienda e perciò sottoposti ad imposta di registro proporzionale, le società interessate hanno deciso di ricorrere in appello.

Una delle note società aveva conferito in due distinte newco due rami d'azienda contenenti due distinti parchi eolici del valore totale di alcune centinaia di migliaia di euro. A seguito di tale operazione la società aveva poi ceduto ad altre due società del gruppo le proprie quote sociali delle newco predette.

Gli avvisi di liquidazione emessi dall'Agenzia, avendo trovato fondamento proprio sulla premessa che gli atti negoziali compiuti dalle società avessero il solo scopo del trasferimento di ramo d'azienda, obbligavano pertanto le stesse al pagamento di un'imposta di registro proporzionale e maggiorata di interessi. L'Agenzia aveva quindi operato la suddetta riqualificazione utilizzando dati extra testuali e valorizzando un ipotetico collegamento funzionale tra più atti negoziali al fine di assoggettare a tassazione gli effetti giuridici finali in concreto conseguiti, avendo in definitiva attribuito alla sequenza negoziale una qualificazione diversa da quella voluta dalle società.

Le società, oltre ad aver eccepito l'intervenuta decadenza dell'Agenzia dal potere di accertamento, essendo già decorso il termine triennale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, avevano contestato anche in appello (con loro vittoria) il ragionamento dell'Agenzia la quale si era difesa sostenendo la piena legittimità della sua azione e ribadendo che fosse legittimo ricondurre ad unità un frazionamento negoziale di una pluralità di atti, per tassarne l'effetto finale.

Il Giudice di legittimità non ha quindi condiviso l'interpretazione dell'Agenzia considerandola in contrasto con la più recente elaborazione giurisprudenziale in materia, sostenendo che "se è vero che l'imposta di registro debba essere applicata in base alla "intrinseca natura" ed agli "effetti giuridici degli atti, è altrettanto vero che è necessario tener conto dell'eventuale collegamento funzionale instaurato dalle parti tra più negozi giuridici". Non si può quindi ammettere che gli atti considerati siano idonei a produrre insieme un effetto giuridico pari ad una cessione del ramo d'azienda essendo due atti separati: con il primo si è effettuato un conferimento del ramo d'azienda, scambiato verso una partecipazione nella società conferitaria, con il secondo atto invece si è avuta una cessione della partecipazione per un corrispettivo, specificamente la cessione genera una plusvalenza, il conferimento è invece un'operazione di segno neutro e prevede uno scambio verso una partecipazione/azione.

L'imposta di registro, in quanto "imposta d'atto", deve quindi essere applicata in relazione allo schema giuridico che l'atto è idoneo a realizzare, indipendentemente dalla denominazione indicata dalle parti e dalla sua veste formale, senza far invece riferimento agli effetti economici. Il collegamento tra atti non è un fattore desumibile dal contenuto degli stessi ma dal comportamento delle parti. L'art. 21 comma 2 TUR ammette la tassazione unitaria di più disposizioni tra loro funzionalmente collegate solo se esclusivamente contenute nel medesimo atto.

La Corte, nella fattispecie, non ha rilevato in capo alle parti nessuna finalità elusiva apparendo la questione piuttosto una ipotesi di legittima scelta di un tipo negoziale invece di un altro. "Infatti, ancorché da un punto di vista economico si possa ipotizzare che la situazione di chi ceda l'azienda sia la medesima di chi cede l'intera partecipazione, posto che in entrambi i casi si "monetizza" il complesso di beni aziendali, si deve riconoscere che dal punto di vista giuridico le situazioni sono assolutamente diverse".

Certamente, essendo ancora molto accesi i dibattiti dottrinali e giurisprudenziali sul trattamento ai fini delle imposte indirette trattato (non solo in relazione alla sequenza conferimento d’azienda/cessione quote; ma più in generale in merito alla connotazione quale norma antielusiva dell’art. 20 TUR), nonostante numerose sentenze avverse all'orientamento esaminato, questa pronuncia va vista con ottimismo dagli operatori dal momento che chiarisce meglio la differenza di trattamento fiscale tra atto di cessione e atto di conferimento di ramo d'azienda oltre a meglio definire l'imposta di registro come imposta d'atto.