Le linee guida recentemente dettate dalla Cassazione in tema di danno differenziale

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Con l'ordinanza n. 17407 del 30 agosto 2016, la Corte di cassazione ha "dettato" (o forse è più corretto dire, "cristallizzato") le linee guida per il calcolo del danno differenziale.

Prima di esaminare il contenuto dell'ordinanza, occorre ricordare che per danno differenziale si intende la differenza fra la somma corrisposta dall'Inail a titolo di indennizzo a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale e la somma spettante al lavoratore in applicazione degli usuali parametri risarcitori del danno biologico applicabili in sede civile (del danno differenziale non si ha una definizione normativa, sebbene lo stesso tragga origine dal disposto dell'art. 10 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, e la sua matrice è infatti dottrinale e giurisprudenziale).

L'entità delle somme indennizzabili in caso di infortunio sul lavoro risulta sostanzialmente diversa poiché i due modelli si ispirano a principi differenti:

  • Il modello Inail si ispira ad un principio indennitario e non mira quindi a un totale ristoro del danno, ma piuttosto a garantire un sostegno sociale all'infortunato
  • Il modello della responsabilità civile, di contro, mira a un integrale risarcimento a favore del danneggiato al fine di ricostituire, per quanto possibile, lo stato in cui questi si trovava prima dell'evento lesivo

Anche i presupposti dell'indennizzo Inail e del risarcimento civilistico sono differenti. Le prestazioni erogate dall'assicuratore sociale sono infatti dovute a causa del semplice verificarsi dell'infortunio, mentre il sorgere del diritto al risarcimento presuppone non solo il verificarsi dell'evento dannoso, ma anche la sua configurabilità come illecito in quanto prodottosi a seguito di un comportamento colposo del datore di lavoro o di un terzo.

Il risarcimento del danno differenziale spetta dunque a colui il quale, pur percependo già una rendita da parte dell'Inail, dimostri di avere subito un danno ulteriore o maggiore rispetto a quello riconosciutogli e ristoratogli dall'ente previdenziale.

Così inquadrato il concetto di danno differenziale, vediamo ora quali sono i principi dettatati dalla cassazione nella sopra ricordata ordinanza.

In buona sostanza, la Suprema Corte ha stabilito che il credito risarcitorio del lavoratore danneggiato si riduce solo e nella misura in cui lo stesso abbia ricevuto dall'assicuratore sociale indennizzi destinati a ristorare danni che dal punto dì vista civilistico possano dirsi effettivamente patiti e pagati. Secondo la Cassazione, quindi, la sottrazione può operare solo quando le voci di danno sono identiche ed il calcolo del danno differenziale andrà effettuato sottraendo dal credito risarcitorio civilistico l'importo pagato dall'Inail per la medesima voce.

Di seguito il ragionamento della cassazione ed i principi dettati:

  • La nozione civilistica di danno biologico (desumibile dall'art. 38 Cod. Ass.) coincide con la nozione assicurativa (art. 13 D.Lgs. n. 38/2000 in tema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro)
  • Il calcolo differenziale deve essere effettuato sottraendo dal credito risarcitorio civilistico l'importo corrisposto dall'Inail per la stessa voce (danno biologico)
  • Per le invalidità permanenti superiori al 16%, l'Inail paga all'assicurato una rendita, calcolata sulla base delle tabelle di cui al dm. 12 luglio 2000, alla quale si aggiunge una ulteriore quota variabile in funzione del reddito della vittima
  • In tal caso viene quindi indennizzato sia danno biologico, sia il danno patrimoniale da perdita della capacità di lavoro e di guadagno
  • Per calcolare il danno biologico permanente differenziale è dunque necessario (i) determinare il grado di invalidità permanente patito dalla vittima e monetizzarlo secondo i criteri della responsabilità civile, ivi inclusa la personalizzazione del danno, e (ii) sottrarre dall'importo ottenuto non il valore capitale dell'intera rendita costituita dall'Inail, ma solo il valore capitale della quota di rendita che ristora il danno biologico
  • Infine, l'indennizzo pagato dall'Inail per l'inabilità temporanea o per le spese mediche non deve essere detratto dal credito risarcitoria in capo alla vittima, poiché si tratta di voci di danno differenti

Permangono di fatto alcuni problemi applicativi su come operare la sottrazione. Infatti, Il risarcimento aquiliano è corrisposto sotto forma di in capitale, quello sociale sotto forma di rendita. Per sottrarre dal capitale la rendita occorre capitalizzare quest'ultima, con un'operazione che non è di certo agevole. Al fine di non incorrere in errori di calcolo appare quindi consigliabile ottenere all'Inail la distinta del calcolo della capitalizzazione, al fine di comprendere esattamente quanto è stato versato dall'assicuratore sociale a titolo di danno biologico.