Italy Employment newsletter - Issue 8, 2017

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Giurisprudenza

Corte di Cassazione, 25 settembre 2017 n. 22320 - Notifica via Pec: valida se gli allegati hanno estensione «.p7m»

E’ da considerarsi rituale la notifica del precetto effettuata via Pec con gli allegati che hanno estensione «.p7m» essendo ascrivibile al destinatario la mancata lettura dei documenti formati laddove è quest’ultimo che non si è dotato degli strumenti necessari per aprirli e leggerli.

Nel caso di specie, un avvocato provvedeva telematicamente alla notifica di precetti e inviava dunque file aventi estensione «.p7m»; il destinatario, non in possesso del software necessario alla lettura di tali file, contestava la leggibilità della notifica ricevuta.

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul punto, ha dichiarato rituale la notificazione ritenendo “indispensabile l'estensione (o formato) «p7m», a garanzia dell'autenticità del file e cioè dell'apposizione della firma digitale al file in cui il documento informatico originale è stato formato”.

Peraltro, prosegue la Suprema Corte, l'autorizzazione all'impiego della notifica col mezzo telematico, implica “l'onere che il suo destinatario si doti degli strumenti minimali per leggere una notifica che quei requisiti rispetti: altrimenti pervenendosi alla bizantina o assurda conclusione che sarebbe lecito per il notificante eseguire un'attività completamente inutile o la cui funzionalità od utilità sarebbero rimesse alla mera condiscendenza o buona volontà o discrezionalità del destinatario, ciò che contraddice ogni principio processuale, prima che lo stesso buon senso”.

Corte di Cassazione, 25 settembre 2017 n. 22288 - Demansionamento: Sì al risarcimento del danno esistenziale

Il lavoratore demansionato ha diritto alla liquidazione del danno esistenziale: la prova può essere fornita per presunzioni e il giudice potrà riconoscerne la sussistenza sulla base di caratteristiche tipiche quali la lesione della dignità personale e al prestigio professionale. E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione nel caso di specie.

In particolare, un datore di lavoro aveva attribuito mansioni inferiori a un proprio dipendente per un periodo di due anni (dal giugno 2003 all’agosto 2005) e il dipendente chiedeva il risarcimento del danno. Al fine di verificare la sussistenza del demansionamento, è necessario che siano accertate quali siano state le attività lavorative svolte in concreto, l’individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal CCNL applicato e il confronto tra il risultato della prima indagine e i requisiti previsti dalla normativa contrattuale.

La Corte di Cassazione, ha precisato che “il danno non patrimoniale che ricomprende anche il danno di tipo esistenziale, deve essere risarcito quando sia conseguenza, come nel caso di dequalificazione professionale del lavoratore subordinato, di una lesione in ambito di responsabilità contrattuale di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti e che la sussistenza di tale danno possa essere provata anche a mezzo di presunzioni semplici, sulle quali il giudice può fondare in via esclusiva il proprio convincimento: ne consegue che è legittima la sentenza che riconosce il risarcimento al lavoratore sulla basi di indici presuntivi della presenza del danno esistenziale, quali la lesione alla dignità personale e al prestigio professionale”.

Corte di Cassazione, 22 settembre 2017 n. 22171 - Differimento del provvedimento disciplinare: illegittima la proroga se il datore non lo comunica preventivamente per iscritto al lavoratore

È illegittimo il differimento della comunicazione al lavoratore del provvedimento disciplinare se il datore di lavoro non ha preventivamente comunicato per iscritto al dipendente la proroga del suddetto termine.

Nel caso di specie, un lavoratore veniva licenziato per giusta causa per avere trattenuto indebitamente delle somme incassate dal cliente e per averle utilizzate per scopi personali. Il datore di lavoro comunicava al dipendente di avere prorogato la durata del procedimento disciplinare soltanto all’atto dell’intimazione del provvedimento stesso e non per iscritto.

Più precisamente, il CCNL Commercio-Terziario applicato dall’azienda prevedeva che “l’eventuale adozione del provvedimento disciplinare dovrà essere comunicata al lavoratore entro quindici giorni dalla scadenza del termine assegnato al lavoratore stesso per presentare le sue controdeduzioni. Per esigenze dovute a difficoltà nella fase di valutazione delle controdeduzioni e di decisione nel merito, il termine di cui sopra può essere prorogato di trenta giorni, purché l’azienda ne dia preventiva comunicazione scritta al lavoratore interessato”.

La Corte di Cassazione ha, pertanto, ritenuto illegittima la proroga e ha chiarito che “se il termine fissato dal primo comma è rispettato nel momento in cui la volontà viene esternata e trasmessa al destinatario, affinché la proroga possa essere validamente disposta è necessario che, prima dello spirare del termine finale, il datore di lavoro manifesti per iscritto la volontà di avvalersi del prolungamento e entro il medesimo termine, ove non provveda alla consegna dell’atto, avvii la procedura di comunicazione mediante consegna al soggetto incaricato di curare il recapito”.

Prassi

PREVINDAI - Obblighi dichiarativi e contributivi per i dirigenti industriali

Il fondo Previndai (Fondo di previdenza complementare dei dirigenti industriali) ha pubblicato due scadenze contributive per i prossimi mesi: la dichiarazione contributiva di competenza del terzo trimestre 2017 prevista per il 20 ottobre e la dichiarazione dei contributi non dedotti relativi al 2016, da presentare entro il 31 dicembre di quest’anno.

Ispettorato Nazionale del Lavoro - Nota del 25 settembre 2017, n. 8376 - Rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha emanato una nota con la quale, facendo riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione n. 39882/2017, chiarisce che per la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali (ex art. 2, co. 1-bis, del D.L. n. 463/1983), la verifica va effettuata secondo il criterio della competenza contributiva, cioè facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo dovuto relativo al mese di gennaio (16 febbraio) sino alla scadenza dell’ultimo, relativo al mese di dicembre (16 gennaio dell’anno successivo).