Italy Employment newsletter - Issue 9, 2017

Employment series - Italy

Employment Alert

A cura di:

Giurisprudenza

Corte di Cassazione, 29 settembre 2017 n. 22925 - Permessi 104: legittimo il diritto alla fruizione integrale se il part-time è di almeno quattro giorni a settimana

Quando il rapporto di lavoro si trasforma in part time verticale, il lavoratore ha diritto a conservare tutti i permessi previsti dalla legge 104/92 che aveva prima, soltanto quando il nuovo orario di lavoro settimanale prevede una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario: ciò in quanto la direttiva 97/81/CE sull'accordo quadro per il tempo parziale va interpretata nel senso che bisogna distribuire in misura paritaria tra azienda e dipendente gli oneri connessi all'adozione del part-time.

Nel caso di specie, la società - dopo aver concesso al dipendente il part-time verticale articolato su quattro giorni - aveva proporzionalmente ridotto il numero di giorni di permesso mensile fruiti per l'assistenza del figlio minore, da tre a due al mese. La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento non patrimoniale per effetto dell'illegittimo riproporzionamento dei giorni di permesso, ha ribadito che la disciplina dei permessi è volta ad agevolare il genitore nell'assistenza del figlio minore con handicap grave e risponde ad esigenze di assistenza e di educazione delle persone inabili e alla tutela della famiglia, ed è, dunque, espressione di valori costituzionale. In particolare, la Suprema Corte ha rilevato che "appare ragionevole distinguere l'ipotesi in cui Ia prestazione di lavoro part time sia articolata sulla base di un orario settimanale che comporti una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, da quello in cui comporti una prestazione per un numero di giornate di lavoro inferiori, o addirittura limitata solo ad alcuni periodi nell'anno e riconoscere, solo nel primo caso, stante la pregnanza degli interessi coinvolti e l'esigenza di effettività di tutela del disabile, iI diritto alla integrale fruizione del permessi in oggetto".

Corte di Cassazione, 28 settembre 2017 n. 22720 - Collocamento in mobilità della lavoratrice madre: legittimo se cessa l'attività

La lavoratrice madre può essere collocata in mobilità soltanto quando cessa l’attività dell’intera azienda e non anche quando chiude un solo reparto o un ramo della stessa.

Nel caso di specie, un’azienda licenziava una lavoratrice in gravidanza nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, in seguito alla soppressione del reparto (avente una propria autonomia funzionale) cui la dipendente era addetta.

La Corte di Cassazione, conformandosi a un consolidato principio di diritto, ha statuito che “… in tema di tutela della lavoratrice madre, la deroga al divieto di licenziamento dettato dal D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 54 - secondo cui è vietato il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro, nonchè fino al compimento di un anno di età del bambino - prevista dall'art. 54, comma 3, lett. b), del medesimo decreto, opera nell'ipotesi di cessazione di attività dell'azienda alla quale la lavoratrice è addetta ed è insuscettibile di interpretazione estensiva ed analogica; ne consegue che, per la non applicabilità del divieto devono ricorrere entrambe le condizioni previste dalla citata lett. b), ovvero che il datore di lavoro sia un'azienda, e che vi sia stata cessazione dell'attività”.

Tribunale di Mantova, 20 settembre 2017 n. 122 - Danno da “straining”: sì al risarcimento del danno esistenziale

Ha diritto al risarcimento del danno esistenziale per “stress forzato sul lavoro” il dipendente vittima di c.d. "straining": il risarcimento è liquidato in misura equivalente al danno da demansionamento (consistito nello svilimento della professionalità ed emarginazione del lavoratore).

È quanto stabilito dal Tribunale di Mantova chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento avanzata da un lavoratore dopo aver rassegnato le proprie dimissioni. In particolare, il lavoratore - con qualifica di direttore commerciale e vero e proprio alter ego dell’imprenditore - a causa della perdita di una grossa commessa - subiva condotte denigratorie e svilenti da parte della Società, motivo per cui intraprendeva anche un percorso di cura presso uno psicologo.

Nel caso di specie, il Giudice di prime cure, enunciando le caratteristiche di tale condotta dannosa (“deve ritenersi che lo straining configuri una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che, oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante e che mette il lavoratore in persistente inferiorità, dovendosi ritenere che a differenza del mobbing, i comportamenti vessatori da parte del datore di lavoro non presentano i caratteri della frequenza e della ripetitività, potendosi concretizzare anche in una sola azione ostile nei confronti del lavoratore") ha dichiarato che "è possibile risarcire in via equitativa, a titolo di danno esistenziale e morale, il danno non patrimoniale in misura pari al danno subito dal lavoratore per il demansionamento, tenuto conto del manifesto tentativo di svilire il ruolo professionale del lavoratore, dell’ingiustificato disegno volto ad emarginare e isolare il ricorrente all’interno della azienda, dell’atteggiamento di scherno e dileggio”.

Prassi

INPS - Circolare del 5 luglio 2017, n. 107 - Nuova disciplina sul lavoro occasionale

L'INPS ha dettato le regole per la gestione delle nuove prestazioni occasionali di lavoro attraverso la piattaforma informatica predisposta dall’Istituto, in applicazione dell’articolo 54 bis del decreto legge del 24 aprile 2017, n. 50 (introdotto dalla legge di conversione 21 giugno 2017, n. 96). La piattaforma informatica è operativa dal giorno 10 luglio 2017.

Ministero del Lavoro - Decreto del 2 agosto 2017 - Decreto per convenzioni INPS-medici per visite mediche in caso di malattia

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione ed il Ministero della Salute, ha pubblicato un decreto contenente l’approvazione dell’atto di indirizzo per la stipula delle convenzioni tra l’INPS e le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale per lo svolgimento degli accertamenti medico-legali sui lavoratori dipendenti pubblici e privati assenti per malattia.