Innovazione e diritto: le novità della settimana

Innovation Law Insights

Premi

DLA Piper vince tre premi relativi all’innovazione ai TopLegal Industry Awards

Siamo orgogliosi dei premi vinti da DLA Piper ai TopLegal Industry Awards. In particolare,

  • Marco de Morpurgo, Global Co-Chair del sector Life Sciences dello studio, ha vinto il premio “Professionista dell'anno Sanità e Ricerca” per il lavoro straordinario nell’area in un periodo in cui il settore ha dovuto affrontare un difficile stress test;
  • Abbiamo ottenuto come studio il premio dedicato al legal tech denominato “Ecosistema di Impresa” per il chatbot sviluppato dallo studio e denominato “Prisca” che è basato su di un sistema di intelligenza artificiale per assistere le aziende nella compliance interna, automatizzando la risposta a richieste ripetitive e sgravando il team inhouse delle aziende da un notevole carico di lavoro;
  • Abbiamo vinto il premio “Studio dell’anno Assicurazioni” per l’assistenza fornita a un primario gruppo assicurativo in un’innovativa joint venture con una multinazionale operante nel settore della consulenza aziendale e dell’esternalizzazione, che ha visto coinvolto tra gli altri i professionisti del nostro dipartimento di Intellectual Property and Technology, coordinati dal partner Alessandro Ferrari, per gli aspetti di contrattualistica IT.

Ringraziamo i clienti e TopLegal per il supporto e il nostro fantastico team senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile.

Podcast

Luca Cassina, Executive Vice President EMEA di Mirakl, sul futuro dell’eCommerce

Luca Cassina di Mirakl definisce la sua vita come uno "slalom": ha iniziato come start-upper nel settore tecnologico, ma poi ha rapidamente acquisito una posizione di leadership prima in Italia e successivamente in Europa per i colossi dell'e-payment e dell'e-commerce. In questo podcast, discute con Giulio Coraggio dei cambiamenti cardine che il mercato dell'e-commerce sta affrontando in questo momento e come si prospetta il suo futuro. Il podcast è disponibile QUI

Gaming, gambling e esports impattati dalla digital service tax?

La circolare dell’Agenzia delle Entrate sulla Digital Service Tax ha aumentato le preoccupazioni circa la sua applicabilità al settore del gambling, video gaming ed esports. Ne abbiamo parlato su Clubhouse con Giovanni Iaselli e Alessandro Martinelli, partner del dipartimento Tax dello studio legale DLA Piper, e Giulio Coraggio, responsabile del settore gaming e gambling dello studio, moderati da Vincenzo Giuffrè e Alberto Sandalo in un confronto che ha coinvolto tutti i partecipanti all’evento e la cui registrazione è disponibile QUI

Privacy

Il Tribunale di Roma si pronuncia sui margini di legittimità dell’accesso ai dati di traffico telefonico

Con decreto del 25 aprile 2021, il Tribunale di Roma, Sez. GIP-GUP stabilisce che la competenza ad emettere il decreto motivato di acquisizione dei dati relativi ai tabulati telefonici è riferibile solo al giudice e non al pubblico ministero ed è ammissibile per i reati disciplinati dagli articoli 266 e 266-bis c.p.p..

Quella sancita dal decreto autorizzativo del GIP presso il Tribunale di Roma è una delle prime applicazioni pratiche in Italia di quanto cristallizzato dalla Grande Sezione della Corte di giustizia UE (CGUE) nella sentenza C-746/181. La decisione aveva già sollevato riflessioni sul bilanciamento tra diritto alla privacy e accesso ai dati di traffico telefonico “per esigenze di accertamento del reato e sicurezza sociale”. In sostanza, la CGUE aveva ribadito che i margini di ingerenza riservata agli Stati membri con riferimento al complesso di obblighi e diritti sanciti dalla Direttiva relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (Direttiva 2002/58), deve essere valutata commisurando la gravità della “compressione” alla rilevanza dell’obiettivo perseguito.

Il metro di proporzionalità e tipicità delle condizioni sostanziali e procedurali sottese all’ingerenza dell’autorità giudiziaria nella sfera privata del cittadino trova ulteriore supporto nel ruolo centrale attribuito dalla CGUE al controllo preventivo del giudice, autorità che dispone “(…) di tutte le attribuzioni e tutte le garanzie necessarie per garantire una conciliazione dei diversi interessi e diritti in gioco”. Tale requisito di indipendenza e terzietà, inoltre, “implica che l’autorità incaricata di tale controllo preventivo, da un lato non sia coinvolta nella conduzione dell’indagine penale di cui trattasi e, dall’altro, abbia una posizione di neutralità nei confronti delle parti del procedimento penale. E ciò non si verifica nel caso di un pubblico ministero che dirige il procedimento di indagine ed esercita, se del caso, l’azione penale”.

Il decreto del 25 aprile prende atto delle statuizioni della CGUE affermandone la diretta applicabilità nell’ordinamento italiano. Tuttavia, il provvedimento è chiamato a bilanciare l’audace dettato della CGUE con l’art. 132 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 che conferisce al pubblico ministero il potere di disporre, con decreto motivato, l’acquisizione di tabulati nell’ambito di un procedimento penale. Parimenti, la proposizione europea è in contrasto con la giurisprudenza interna della Cassazione per cui “il fatto che ad autorizzare la trasmissione e l’utilizzo del dato sia il solo pubblico ministero garantirebbe comunque un livello adeguato di tutela, posto che la trasmissione di un dato esterno di una comunicazione determinerebbe una compromissione del diritto alla privacy decisamente inferiore rispetto alle intercettazioni, la cui tutela è affidata, invece, al controllo di un giudice”.

Ciò che ne consegue è un vero e proprio impasse a cui il Tribunale di Roma ha tentato di porre una soluzione. La conseguenza del conflitto tra l’art. 132 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e la giurisprudenza europea è quella della non applicazione della norma interna: non si tratta, pertanto, di disapplicazione bensì della diretta applicazione della prevalente normativa sovranazionale in conformità all’interpretazione della CGUE. Inoltre, la categoria delle “forme gravi di criminalità” o la “prevenzione di gravi minacce alla sicurezza pubblica” indicata dalla CGUE quale indispensabile condizione per rendere proporzionata l'acquisizione dei dati relativi al traffico telefonico è facilmente individuabile con il rinvio integrale alle fattispecie di reato contenute negli artt. 266 e 266 bis c.p.p.. Pertanto, è stabilito che il giudice possa autorizzare l’accesso ai tabulati ove si stia procedendo per gravi fattispecie di reato per le quali è possibile intercettare l’interessato, onde evitare ingiustificate compressioni del diritto alla privacy oltre le intenzioni accolte nel decreto autorizzativo.

Su un simile argomento potrebbe essere interessante l’articolo “Il Tribunale di Roma si pronuncia sulla responsabilità delle piattaforme di video sharing”.

Technology, Media and Telecommunications

La sensibilizzazione sui rischi della cripto-attività

Varie autorità, tanto nazionali quanto comunitarie, hanno recentemente riportato all’attenzione dei consumatori l’importanza di avere consapevolezza circa il carattere rischioso e speculativo del cd. crypto-asset o cripto-attività, sulla base di loro iniziative passate.

Proprio di recente infatti la Consob e la Banca d’Italia hanno pubblicato un comunicato stampa con cui con cui portare avanti la sensibilizzazione, in essenza di un quadro regolamentare unitario in ambito europeo, sui rischi della cripto-attività, soprattutto per i piccoli risparmiatori, che può portare alla perdita anche integrale degli importi di denaro investiti.

Lo stesso hanno fatto Eba, Esma ed Eiopa, ricordando alla collettività come le valute virtuali siano “strumenti ad alto rischio non garantiti da immobilizzazioni materiali; inoltre non sono regolamentati ai sensi del diritto dell’Unione e, pertanto, non offrono alcuna tutela giuridica ai consumatori”. Le autorità “sono preoccupate del fatto che un numero crescente di consumatori acquisti valute virtuali nella speranza di una continua crescita del loro valore, ma senza alcuna consapevolezza del rischio significativo di perdere il denaro investito”.

Tra i principali rischi insiti nell’operatività in cripto-attività è possibile menzionare:

  • la poca trasparenza sulle modalità di determinazione dei prezzi e l’offerta di informazioni incomplete o complesse ai potenziali acquirenti;
  • la marcata volatilità dei prezzi e la possibilità di subire i danni dell’esplosione di una bolla speculativa;
  • assenza di tutele, tanto legali quanto contrattuali (basti pensare al fatto che le stesse piattaforme su cui vengono negoziate le criptovalute, così come i portafogli digitali in cui vengono conservati non sono regolamentate dall’Unione Europea. Tra le altre cose, ciò implica, ad esempio, che nel caso di fallimento o cessazione dell’attività da parte di un fornitore di portafogli digitale o di piattaforme di negoziazione di criptovalute l’acquirente o il venditore di queste ultime potrebbero essere accusato di appropriazione indebita di fondi o potrebbero vedersi confiscato dei beni come conseguenza di azioni di contrasto);
  • il rischio di perdite dovute anche a cause legate ad attacchi informatici, malfunzionamenti o smarrimento delle credenziali di accesso ai portafogli elettronici.

Proprio come per l’acquisto di strumenti finanziari, il primo passo per evitare rischi come quelli esposti sopra è l’informazione e, dunque, la consapevolezza. Pertanto, in attesa di una regolamentazione a livello europeo in materia, è importante seguire il percorso di sensibilizzazione già da tempo iniziato dalle autorità.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “ICO e cripto-attività: la parola alla Consob”.

Avviata un’indagine su nuove modalità di assegnazione dello spettro radio al servizio dei settori verticali

Con la delibera n. 131/21/CONS l’AGCom ha avviato un’indagine conoscitiva sulle possibili nuove modalità di assegnazione dello spettro radio al servizio dei c.d. settori verticali, “anche al fine di raccogliere informazioni ed elementi utili in vista della successiva attività dell’Autorità in materia di autorizzazione all’uso dello spettro radio”. Come evidenziato nella delibera in commento, la tematica dell’utilizzo delle frequenze radio 5G per i settori verticali dell’industria è presente nei più recenti documenti di policy comunitaria.

In particolare, il “toolbox” del 25 marzo 2021, adottato dal Connectivity Special Group (composto da rappresentanti degli Stati membri e della Commissione) ha – tra l’altro – invitato gli Stati membri a considerare possibili soluzioni di c.d. local licensing in funzione della situazione nazionale e della disponibilità di spettro. Ciò anche al fine di riservare porzioni di spettro ad uso 5G per reti locali, reti private e settori verticali, quali componenti rilevanti dell’ecosistema 5G.

La Commissione europea, nella comunicazione del 9 marzo 2021 sulla Digital Compass, con riferimento alla trasformazione digitale delle imprese, ha sottolineato che entro il 2030 le tecnologie digitali, quali il 5G, l’Internet of Things (IoT), l’edge computing, l’intelligenza artificiale (IA), la robotica e la realtà aumentata saranno al centro di nuovi prodotti, nuovi processi di distribuzione e nuovi modelli di business. In tale contesto, l’Autorità ritiene quindi meritevole di approfondimento il tema del local licensing delle risorse spettrali per la realizzazione di reti private/locali, in quanto possibile strumento utile al raggiungimento degli obiettivi digitali prefissati.

Anche in ambito di Radio Spectrum Policy Group (RSPG) negli ultimi anni questa tematica ha assunto crescente rilevanza. Da una delle più recenti draft Opinion del RSPG (attualmente in corso di finalizzazione) appare emergere un significativo grado di attenzione nei confronti del local licensing. Nella “Draft RSPG Opinion on Spectrum Sharing – Pioneer initiatives and bands” il RSPG ha proposto agli Stati membri di considerare soluzioni di condivisione dello spettro, assieme a meccanismi alternativi o complementari quali il leasing. Lo sharing di frequenze licenziate è infatti una delle tre modalità indicate per il servizio ai verticali, assieme alla riserva di spettro o all’uso c.d. unlicensed.

Alla luce di questo quadro, l’Autorità ritiene dunque opportuno “svolgere un’indagine conoscitiva concernente possibili nuove modalità di utilizzo dello spettro al servizio dei settori verticali (c.d. vertical)”. Ciò anche al fine di “valutare gli strumenti regolatori che possono eventualmente essere applicati per soddisfare le esigenze che emergeranno all’esito dell’indagine stessa” tra cui, in particolare, “meccanismi di assegnazione diretta dello spettro per usi locali che vanno generalmente sotto il nome di local licensing, leasing, spectrum sharing, forme di light licensing, uso dello spettro unlicensed”.

Come si legge nella delibera, l’Autorità pubblicherà un documento contenente “gli elementi di dettaglio e le questioni oggetto dell’indagine conoscitiva, nonché le modalità di partecipazione alla stessa da parte dei soggetti interessati”.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “La “gigabit connectivity” tra i punti cardinali della Digital Compass della Commissione europea”.

Intellectual Property

Il marchio Monopoly tra re-filing e malafede

Il Tribunale dell’Unione Europea ha recentemente confermato la decisione della Commissione di ricorso di invalidare parzialmente la registrazione di MONOPOLY come marchio dell’Unione Europea, sulla base di comportamenti in malafede della società richiedente.

Secondo il Tribunale, il ri-deposito della domanda di marchio, già registrato in precedenza, avrebbe impropriamente e fraudolentemente esteso il periodo di grazia di cinque anni per l’uso del marchio concesso ai titolari dei diritti in base alle norme europee (fattispecie nota come “evergreening”).

Nello specifico, la Commissione di ricorso era giunta a una simile conclusione principalmente sulla base di quattro indicatori. Innanzitutto, la registrazione contestata aveva ad oggetto beni e servizi identici a registrazioni precedenti e la società ne era a conoscenza. Inoltre, la richiedente stessa aveva ammesso che la strategia mirasse ad evitare di dimostrare l'uso effettivo del marchio nei procedimenti di opposizione. Il terzo indicatore è stato riscontrato nella mancata rinuncia della società alle registrazioni precedenti. Infine, non è stato possibile ricondurre le scelte strategiche della società a nessuna logica commerciale diversa dal vantaggio conseguito grazie alla malafede. È però opportuno precisare che, per i beni e i servizi che non erano stati oggetto di precedente richiesta, la Commissione di ricorso ha valutato le attività della richiedente in linea con comportamenti eticamente corretti e pratiche commerciali e aziendali oneste e consolidate.

Il Tribunale, pur confermando la decisione della Commissione di ricorso, ha tenuto a precisare che un nuovo processo di registrazione come marchio UE non è di per sé indice di malafede: elemento determinante è invece la prova del tentativo della richiedente di aggirare – intenzionalmente – il requisito della prova d'uso, per trarre un vantaggio a scapito dell'equilibrio del sistema. Pertanto, il Tribunale ha confermato la malafede e seguito la decisione del Commissione di ricorso di invalidare la registrazione contestata solo per i prodotti e servizi già oggetto di registrazioni precedenti.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “L’EUIPO ha dichiarato nullo per malafede il marchio riproducente un’opera di Banksy”.

L’EUIPO si connette a TMview e DesignView tramite blockchain

L’EUIPO ha lanciato la prima piattaforma blockchain al fine di fornire uno strumento utile per le istituzioni pubbliche di proprietà intellettuale. Nello specifico, TMview e DesignView sono i due motori di ricerca disponibili sul sito dell’EUIPO per cercare marchi e design registrati e, da ora, utilizzeranno la blockchain per fornire informazioni veloci, affidabili e sicure sui diritti di proprietà intellettuale.

Lo scorso 17 aprile, l’Ufficio Europeo di Proprietà Intellettuale ha creato il primo “blocco di genesi” della blockchain e, da quel momento, l’EUIPO si è collegata a TMview e DesignView tramite tale piattaforma per fornire dati e servizi su marchi e design in tempo reale e in modo sicuro. Questo nuovo sviluppo porterà ulteriori miglioramenti al servizio, considerando che questi due strumenti di ricerca raccolgono più di 62 milioni di marchi e 17 milioni di design e modelli in tutta l’Europa.

Il Registro IP nella blockchain è uno dei progetti del programma Digital Evolution, che coinvolge le nuove tecnologie per modellare e migliorare i servizi forniti dall’EUIPO e riguarderà anche cloud, big data ed intelligenza artificiale. La blockchain sarà uno strumento fondamentale per migliorare velocità, integrità e sicurezza dei dati e del loro trasferimento, mantenendo la medesima qualità. Inoltre, questo porterà all’aumento dei servizi che miglioreranno la connettività degli utenti – facilitando, ad esempio, la ricerca di priorità – e ad una riduzione dei tempi e delle procedure tra i vari uffici di proprietà intellettuale. È previsto che gli altri uffici dell’Unione Europea aderiranno nel corso di quest’anno.

L’EUIPO, dal canto suo, sta analizzando e sviluppando la tecnologia blockchain da diversi anni al fine di esplorare il potenziale di questa nuova tecnologia nel campo della proprietà intellettuale. Il prossimo passo riguarderà il lancio da parte dell’EUIPO di una piattaforma di autenticazione decentralizzata blockchain che potrà certamente essere utile allo scopo di risolvere il fenomeno, ampiamente diffuso su scala globale, dei falsi in ambito di marchi e di design.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “La SIAE lancia più di 4 milioni di NFT sull’infrastruttura blockchain di Algorand”.


La rubrica Innovation Law Insights è stata redatta dai professionisti dello studio legale DLA Piper con il coordinamento di Giordana Babini, Benedetta Cordova, Filippo Grondona, Lara Mastrangelo, Andrea Michelangeli, Giuseppe Modugno, Alessandra Tozzi e Giacomo Vacca.

Gli articoli in materia di Telecommunications sono a cura di Massimo D’Andrea e Giulia Zammataro.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati, è possibile contattare i soci responsabili delle questioni Giulio Coraggio, Alessandro Ferrari, Gualtiero Dragotti, Roberto Valenti, Marco de Morpurgo e Alessandro Boso Caretta.

È possibile leggere le legal predictions per il 2021 dei professionisti del dipartimento di Intellectual Property and Technology di DLA Piper qui, acquistare il volume redatto dai professionisti del dipartimento di Intellectual Property and Technology di DLA Piper in materia di intelligenza artificiale e digital transformation qui e consultare una pubblicazione di DLA Piper che illustra la normativa sugli Esports di 45 giurisdizioni qui.

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