Innovazione e diritto: le novità della settimana

Innovation Law Insights

Predictions Survey

Legal Predictions 2022: vi invitiamo a rispondere alla nostra survey

Il dipartimento Intellectual Property and Technology di DLA Piper desidera pubblicare le predictions sui cambiamenti rilevanti per il 2022 nei vari settori in cui operiamo basato anche sui risultati di un survey tra i nostri contatti. Vi saremmo grati se volete contribuire al survey che è disponibile qui.

Podcast

Nicola Aliperti, DPO Europe di Coca Cola, sul presente e futuro della privacy

Nicola Aliperti, DPO di The Coca-Cola Company e in questo podcast racconta a Giulio Coraggio quali siano le caratteristiche che a suo giudizio deve avere un DPO, che problematiche ha dovuto affrontare nel progetto di compliance privacy di The Coca-Coca Company in tutta Europa e come vede il futuro con le sfide della innovazione digitale, della cybersecurity e del trasferimento dei dati fuori dello SEE dopo la sentenza Schrems II. Il podcast è disponibile qui.

Privacy

Green pass: il Garante Privacy avvia una indagine sulle app pirata

Il Garante privacy ha avviato una indagine sulle c.d. app pirata, vale a dire quelle app messe a disposizione da diversi produttori e sviluppatori (non solo italiani) che consentono a chi le scarica di inquadrare i QR Code e di poter visualizzare svariati dati personali del possessore del green pass (come il nome, il cognome, la data di nascita ma soprattutto diversi dati sanitari relativi alle dosi di vaccino o ai tamponi effettuati).

Nel comunicato stampa, “il Garante per la protezione dei dati mette in guardia tutti gli utenti dallo scaricare queste app, che trattano dati in violazione delle disposizioni di legge, le quali stabiliscono che è l’App VerificaC19, rilasciata del Ministero della Salute, l’unica app di verifica delle certificazioni verdi utilizzabile per garantire la privacy delle persone”. Il Garante, dunque, tiene a sottolineare come è necessario che gli utenti prestino attenzione a scaricare queste app, anche perché spesso queste richiedono una registrazione per il download, che potrebbe portare al trasferimento dei dati anche a terzi. Gli utenti dovrebbero anche prestare attenzione.

Il connubio privacy e green pass è delicato. Il Garante, a più riprese, ha chiarito che lo strumento del Green pass è legittimo nella misura in cui il trattamento dei dati è limitato a quelli strettamente indispensabili alla verifica del possesso dello stesso, consentendo che, oltre all’app Verifica C19, anche altri strumenti tecnologici possano essere utilizzati. Questo non significa che l’utente si deve affidare a qualsiasi tipo di tecnologia per la lettura del Green pass: è necessario prestare molta attenzione, non solo a queste app “pirata”, ma anche a quei siti web non autorizzati dal Garante che consentono soluzioni alternative al fine di salvare il proprio certificato verde, ad esempio, su Apple Wallet. I dati relativi al Green pass, infatti, “non possono essere raccolti”. Pertanto, utilizzare tecnologie come quelle delle app “pirata” (o altre tecnologie non autorizzate) rappresenta un rischio elevato per gli utenti, per i dati sensibili contenuti all’interno della certificazione verde.

Da un lato, dunque, mentre le imprese devono aggiornare i documenti privacy in uso quali il registro dei trattamenti e l’informativa privacy per dipendenti, gli utenti devono prestare attenzione a non condividere il loro Green pass a produttori e sviluppatori che rischiano di mettere in pericolo i loro dati sensibili.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Il Garante Privacy dà il via libera all’utilizzo di tecnologie diverse dall’App Verifica C19 per il controllo del green pass”.

Technology, Media and Telecommunications

Di cosa si è legalmente proprietari con gli NFT?

Un NFT è uno strumento crittografico in grado di provare la proprietà e l'autenticità di un bene sottostante, tipicamente in forma digitale. Similmente alle loro controparti criptovalute, come Bitcoin, gli NFT sono creati (o "coniati") e registrati utilizzando la tecnologia blockchain. Le piattaforme di asset digitali e blockchain, come la piattaforma di creazione di asset digitali di DLA Piper, TOKO, possono essere usate per creare NFT. Questi NFT possono poi essere comprati e venduti su mercati che sono collegati alla sottostante tecnologia blockchain.

Una distinzione fondamentale tra gli NFT e le criptovalute sta nel fatto che gli NFT non sono (come dice il loro nome) "fungibili", cioè ogni NFT è unico e quindi non intercambiabile con qualsiasi altro NFT. Ogni NFT contiene un'identificazione unica e metadati che lo rendono un bene unico.

Il crescente interesse per gli NFT è ulteriormente guidato dal potenziale per la creazione di nuovi flussi di reddito. Gli NFT, e la tecnologia blockchain su cui si basano, offrono ai proprietari di beni l'opportunità di generare entrate significative in un modo nuovo e innovativo, per esempio, creando e vendendo frazioni di beni come rappresentazioni digitali. I beni che in precedenza sarebbero stati difficili, se non impossibili, da vendere, come i tweet o il codice sorgente di cui sopra, possono essere monetizzati attraverso l'emissione di NFT. I proprietari di beni possono anche vendere un NFT rispetto alla rappresentazione digitale di un bene fisico, mentre continuano a possedere (o vendere separatamente) il bene sottostante allo stesso tempo.

Come per qualsiasi altro contratto di vendita, è fondamentale che l'acquirente di un NFT consideri attentamente i termini che regolano il token in questione prima dell'acquisto, compresi quali diritti vengono acquisiti e quali diritti rimarranno al venditore. Mentre l'acquirente di un NFT acquista, e quindi possiede, il token, possedere un NFT non equivale a possedere il bene sottostante stesso. Come tale, l'acquirente di un NFT non godrà necessariamente di diritti come il copyright del bene sottostante, che spesso rimane al creatore del NFT.

La tecnologia degli smart contract può essere incorporata negli NFT, per esempio, per proibire il trasferimento dell'NFT fino a quando non vengono soddisfatte determinate condizioni o per legare i diritti dell’emittente (il c.d. minatore o del brand che detiene i diritti di proprietà intellettuale sul bene rappresentato negli NFT) alle royalties in modo che, ogni volta che l'NFT viene rivenduto, lo stesso riceve automaticamente un corrispettivo.

È quindi cruciale per gli investitori in NFT capire le regole di funzionamento degli NFT in cui sono interessati a investire prima di procedere all'acquisto. Allo stesso modo, i venditori di NFT e i brand titolari dei diritti di proprietà intellettuale nei beni rappresentati negli NFT dovrebbero essere consapevoli di cosa stanno commercializzando, di quale ritorno economico fornirà e del rischio di essere accusati di false dichiarazioni quando vendono NFT. I venditori dovrebbero quindi rendere chiari i termini di vendita, prestando particolare attenzione quando questioni come la history della proprietà o la conservazione del bene fisico sono di vitale importanza (per esempio, rispetto a un bene di lusso o un'opera d'arte).

I proprietari di NFT devono anche prestare attenzione ai soliti avvertimenti riguardanti la volatilità del mercato, dato che i NFT sono una classe di beni relativamente nuova senza un track record comprovato. È importante che gli investitori non si lascino trasportare dall’andamento del mercato, che siano consapevoli dei loro obiettivi di investimento e che considerino attentamente il vero valore di ogni NFT che intendono acquistare. Nell'agosto 2021, per esempio, un NFT che rappresenta la clip art di una roccia è stato venduto per 400 Ether, che equivale a circa 1,3 milioni di dollari. Questo NFT è stato emesso da EtherRock sulla blockchain di Ethereum. Secondo il sito web di EtherRock, "queste rocce virtuali non servono ad alcuno scopo oltre a quello di poter essere comprate e vendute, e darti un forte senso di orgoglio nell'essere proprietario di 1 delle uniche 100 rocce del gioco :)".

Potete leggere sullo stesso argomento gli articoli “Che cosa sono gli NFT: bolla speculativa o prossima rivoluzione digitale?”, “NFT e arte: un viaggio nel mondo della cryptoart e delle sue problematiche legali“ e “NFT, diritto d’autore e musica: cosa cambia per gli artisti musicali digitali?”.

Pubblicata la guida sull’Intelligenza Artificiale e Machine Learning nei servizi finanziari dell’IOSCO

L’Organizzazione internazionale delle commissioni dei valori mobiliari (“IOSCO”) ha pubblicato il Final Report sulla regolazione e supervisione degli intermediari di mercato e dei gestori patrimoniali nell’uso dell’intelligenza artificiale (AI) e del machine learning (ML) in ambito finanziario.

Il report nasce dall’assunto che le nuove tecnologie stiano acquisendo un’importanza sempre crescente nel mercato finanziario, in quanto in grado di aumentare la velocità di esecuzione dei servizi di investimento, nonché ridurne il costo. Il Report si pone l’obiettivo di definire le misure necessarie da adottare al fine di fronteggiare i possibili rischi derivanti dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del machine learning nell’ambito dei servizi finanziari da parte dei suddetti soggetti.

In particolare, dopo aver lanciato una consultazione su una guida recante misure di ausilio per i regolatori e aver successivamente racchiuso tutte le risposte ricevute nel Report di Consultazione di giugno 2020, la IOSCO oggi propone, tramite il report, una guida, per i propri membri, nella supervisione degli intermediari di mercato e dei gestori patrimoniali che utilizzino l’intelligenza artificiale e il machine learning.

Nello specifico, tale guida consiste in sei misure che riflettono degli standard di condotta che tali soggetti sono invitati a rispettare nell’uso della tecnologia. Nonostante non si tratti di un obbligo, i membri IOSCO sono fortemente incoraggiati a considerare tali misure. A tal riguardo, i regolatori dovrebbero considerare di richiedere a intermediari e gestori di:

  1. incaricare un senior management, composto da uno o più soggetti competenti in materia, responsabile della supervisione dello sviluppo, del monitoraggio e dei controlli di AI e ML. Ciò dovrebbe includere la previsione di un framework di internal governance documentato e la definizione di chiari livelli di responsabilità;
  2. testare e monitorare adeguatamente e su base continuativa gli algoritmi affinché i risultati ottenuti e relativi ad una determinata tecnica di AI e ML possano ritenersi validi. Il test dovrebbe essere condotto in un ambiente separato da quello reale prima dell’implementazione, per garantire che AI e ML: a) si comportino come previsto sia in condizioni critiche che non critiche del mercato; b) operino nel rispetto degli obblighi normativi.
  3. possedere le adeguate capacità, competenze ed esperienza per sviluppare, testare, implementare, monitorare e supervisionare i controlli su AI e ML utilizzati. Le funzioni di compliance e risk management dovrebbero essere in grado di comprendere e mettere in discussione gli algoritmi, conducendo delle due diligence relativamente ad ogni provider terzo;
  4. comprendere il proprio livello di affidamento e gestire le proprie relazioni con i provider terzi, incluso il monitoraggio delle loro performance e la loro supervisione. Al fine di assicurare un adeguato livello di responsabilità, tali soggetti dovrebbero delineare chiari accordi circa i livelli di servizio, nonché un accordo che precisi l’ambito delle funzioni esternalizzate e la responsabilità del service provider. Tale accordo dovrebbe includere chiari KPI e dovrebbe altresì specificare diritti e rimedi in caso di non rispetto degli indicatori;
  5. comunicare informazioni significative ai propri clienti circa l’uso di AI e ML che possano impattare sulle loro prestazioni. I regolatori dovrebbero altresì considerare quali tipologie di informazioni debbano richiedere a intermediari e gestori che utilizzano tali tecnologie al fine di assicurare un’adeguata supervisione sugli stessi;
  6.  avere in essere sistemi di controllo appropriati per garantire che i dati sfruttati da AI e ML rispettino determinati requisiti qualitativi e quantitativi al fine di evitare distorsioni e avere una buona base applicativa di AI e ML.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Intelligenza artificiale: le sue potenzialità, la bozza di regolamento UE e rischi legali”.

Pubblicazione dell’Osservatorio sulle comunicazioni dell’AGCom per il periodo marzo – giugno 2021

Lo scorso 27 ottobre 2021, l’AGCom ha pubblicato il terzo Osservatorio sulle comunicazioni dell’anno in corso, che copre il periodo da marzo a giugno del 2021.

Come si legge nel Comunicato Stampa con cui l’Autorità ha annunciato la pubblicazione dell’Osservatorio, tra le tendenze più significative, è stato registrato, per quanto riguarda la telefonia fissa, “un numero di accessi complessivi sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente ed in crescita di circa 280 mila unità su base annua”.

Quanto alla composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura dei servizi, l’Autorità ha registrato – in linea con il trend in corso – una significativa riduzione degli accessi in rame alla rete fissa, che sono scesi dall’80% del totale nel giugno del 2017 a “un valore di poco superiore al 30% (con una flessione di 9,9 milioni di linee)”. Ad una siffatta riduzione degli accessi in rame è corrisposto un sensibile aumento degli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori, “in particolare FTTC (+6,80 milioni di unità), FTTH (+1,78 milioni) e FWA (+0,70 milioni)” nel quadriennio 2017 - 2021.

Tale dinamica si è riflessa “in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione”: le linee con velocità pari o superiori ai 10 Mbit/s – osserva l’Autorità – “negli ultimi quattro anni sono passate dall’8,3% al 57,4% del totale”.

La crescente capacità trasmissiva della rete si riflette a sua volta sull’andamento dei volumi: “il traffico dati medio giornaliero nei primi 6 mesi dell’anno è aumentato del 22% rispetto al corrispondente valore del 2020 e, con riguardo al periodo pre-Covid, dell’83% rispetto al primo semestre 2019”. Anche i dati unitari di traffico (ossia, il traffico per ciascuna linea broadband) mostrano un aumento, stimabile “in poco meno del 18% sul 2020 e del 71,6% nei confronti della prima metà del 2019”, ciò è dovuto – secondo l’Autorità – anche alla “progressiva diffusione dei servizi video in streaming”.

Per quanto riguarda la telefonia mobile, il numero complessivo delle SIM registrate a fine giugno 2021 ha superato i 105 milioni, con aumento assoluto di 1,9 milioni su base annua. L’Autorità ha anche osservato una crescita della banda larga mobile, ove il consumo medio unitario mensile di dati nel primo trimestre del 2021 “è stimabile in circa 11,7 GB/mese, in crescita del 27,9% su base annua”.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Crescono la banda larga e il consumo di dati”.

Fintech

Gli Squid Game Token si rivelano una truffa finanziaria

Dopo i numerosi rumors degli ultimi giorni, con un calo del prezzo del 99% ed un sostanziale azzeramento della liquidità, è ufficiale che la criptoattività Squid Token associata alla popolarissima serie TV Squid Game di Netflix altro non è stata che una truffa finanziaria di ampie proporzioni che ha colpito numerosi crypto-investitori.

Sull’onda della popolarissima serie TV Squid Game proiettata su Netflix, circa una settimana fa è comparsa per la prima volta sulla piattaforma decentralizzata Pancakeswap la criptoattività chiamata Squid Token apparentemente associata alla produzione televisiva. Secondo il white paper pubblicato in occasione del lancio, l’iniziativa prevedeva che – a fronte della sottoscrizione dei token – si acquisisse il diritto a partecipare a 6 giochi virtuali – come nella serie TV - con significativo premio finale. Inutile dire che – sulla scorta del successo televisivo di Squid Game – il token è andato a ruba in pochissime ore, aumentando esponenzialmente il proprio valore.

Proprio l’irrefrenabile aumento del prezzo del token ha iniziato a sollevare qualche perplessità sull’iniziativa sottostante e sull’affidabilità degli sviluppatori del progetto. In particolare, come è emerso nei giorni seguenti, coloro che avevano acquistato il token tramite la liquidity pool di Pancakeswap non erano in grado di vendere i token o di scambiarli con altri token. Naturalmente, secondo le più basilari regole del mercato, il fatto di non riuscire a vendere i token non poteva che determinare il costante aumento del prezzo, che ha registrato un + 75.000% in pochissimi giorni.

Secondo quanto riportava il white paper di Squid Token, l’impossibilità di vendere i token era determinata da un sistema di lock-up inserito nello smart contract che impediva la vendita prima del decorso di tre anni dall’emissione, ad eccezione di alcuni token selezionati e verosimilmente nelle mani degli stessi sviluppatori. Tuttavia la realtà si è dimostrata ben più cruda per i crypto-investitori, quando nella giornata dell’1 novembre 2021 si è concretizzato il c.d. rug pull, ovvero il prelievo da parte degli sviluppatori del progetto di tutta la liquidità presente nel pool (mediante manipolazione dello smart contract sottostante), accompagnato dalla messa off-line di tutte le pagine web relative al progetto.

I numeri ad oggi dicono che lo scam è costato circa 2 milioni di dollari ai crypto-investitori, che difficilmente riusciranno a trovare ristoro dei danni subiti considerata la sostanziale assenza di regolamentazione del settore.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “La sensibilizzazione di Consob e Banca d’Italia sui rischi della criptoattività”.

Intellectual Property

Le innovazioni operative della riforma del processo civile

Il Disegno di Legge di riforma del processo civile (DDL 1662/2020) contempla l’eliminazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni.

Questa verrà infatti sostituita dalla possibilità di depositare note scritte di precisazione delle conclusioni entro un termine fino a 60 giorni prima dell’udienza di rimessione della causa in decisione. Inoltre, la riforma dovrebbe anche introdurre dei termini di carattere perentorio non superiori, rispettivamente, a 30 e 15 giorni, per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

Passando ora agli sforzi legislativi in tema di modernizzazione del giudizio civile, in tema di attività di deposito si segnala il superamento della modalità fisica per i procedimenti davanti al Giudice di Pace, al Tribunale, alla Corte d’Appello e alla Corte di Cassazione.

La modalità telematica sarà l’unica ammessa per il deposito dei documenti e degli atti delle parti che sono in giudizio con il ministero di un difensore, salvo specifica autorizzazione al deposito non telematico in circostanze straordinarie (come l’accertato mancato funzionamento dei sistemi informatici della giustizia civile e la contemporanea sussistenza di una situazione d’urgenza).

Ancora in una prospettiva di accresciuta penetrazione della tecnologia nello svolgimento del processo civile, va interpretata la futura facoltà per il giudice, salva la possibilità per le parti costituite di opporsi, di disporre lo svolgimento “da remoto” per le udienze civili che non richiedano la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti, dal pubblico ministero e dagli ausiliari del giudice.

Ulteriormente, sempre prevedendo la possibilità per le parti costituite di opporsi, il giudice potrà, o sarà tenuto, nel caso di richiesta congiunta delle parti stesse, disporre la sostituzione delle udienze civili in cui è richiesta la presenza dei soggetti di cui sopra con il deposito telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni da effettuare entro il termine perentorio stabilito dal giudice.

Di particolare rilevanza pratica è la disposizione volta a snellire le cadenze processuali che prevede la possibilità per il giudice di sostituire l’udienza di comparizione per il giuramento del consulente tecnico con il deposito telematico del giuramento effettuato tramite dichiarazione a cui il consulente abbia apposto la firma digitale.

Questo articolo è la seconda parte di una analisi delle modifiche del processo civile. E’ possibile leggere la prima parte in questo articolo “La riforma del Processo Civile è un passo più vicina. Cosa aspettarci?”.

Gaming & Gambling

Google non è responsabile per la violazione del divieto di pubblicità dei giochi

Il TAR Lazio ha ritenuto che Google non è responsabile per la violazione della divieto di pubblicità dei giochi con vincita in denaro da parte di un proprio inserzionista.

Come menzionato in un precedente articolo, AgCom aveva emesso una sanzione di € 100.000 nei confronti di Google Ireland in relazione al servizio Google Ads per aver consentito “attraverso il servizio di posizionamento pubblicitario online”, la diffusione, dietro pagamento, di link che indirizzano verso determinati siti di gambling, in violazione del divieto di pubblicità dei giochi con vincita in denaro.

  •  La posizione di Google contro la violazione del divieto di pubblicità dei giochi con vincita in denaro

Contro questa sanzione, Google è ricorsa al TAR Lazio sostenendo che il ruolo di Google Ireland dovesse qualificarsi con riferimento a Google Ads alla stregua di mero “hosting provider”, il quale, secondo il regime di responsabilità delineato dalla Direttiva UE eCommerce 2000/31 e del relativo decreto legislativo di recepimento 70/2003, non può essere chiamato a rispondere del contenuto delle informazioni “caricate” dall’inserzionista sulla piattaforma web messa a disposizione, non essendo neppure tenuto a verificare il contenuto degli annunci.

In tale contesto, Google rilevava che:

  • ancor prima dell’entrata in vigore del Decreto Dignità che ha introdotto il divieto di pubblicità dei giochi, nelle “Norme Pubblicitarie” di Google Ads era stato, comunque, introdotto il divieto di pubblicare annunci pubblicitari di giochi e scommesse a pagamento;
  • era stato introdotto un software automatico per impedire agli inserzionisti di pubblicare annunci in violazione delle norme pubblicitarie;
  • nel caso di specie il software in questione era stato eluso dall’inserzionista attraverso una tecnica fraudolenta denominata “cloaking”, la quale consentirebbe l’aggiramento del sistema di sicurezza descritto; e
  • era stato immediatamente sospeso l’account dell’utente e provveduto alla rimozione dell’annuncio contestato.
  • La posizione del TAR rispetto alla violazione contestata a Google

Con la decisione 11036/2021, il Tar Lazio ha sostenuto quanto segue:

i. AGCOM può emettere sanzioni anche nei confronti di soggetti stranieri

Il principio del “paese d’origine” previsto dalla Direttiva eCommerce in forza del quale un prestatore di servizi della società dell’informazione sarebbe soggetto solo alla legislazione e giurisdizione delle autorità dello Stato membro dell’UE in cui è stabilito non limita i poteri sanzionatori di AGCOM nella materia della pubblicità del gioco poichè (i) i giochi d’azzardo sono espressamente esclusi dall’ambito della Direttiva e (ii) non esiste una puntuale normativa comunitaria sul gioco d’azzardo online e sulla relativa pubblicità. Allo stesso modo, il potere sanzionatorio di AGCOM nei confronti dei soggetti stabiliti all’estero non può ritenersi limitato dalla posizione assunta da AGCOM nelle proprie neppure dalla previsione Linee Guida AGCOM sulla pubblicità dei giochi con vincita in denaro, poiché sono solo una circolare interpretativa.

ii.Google è un hosting provider non attivo nel servizio Ads e non è quindi responsabile

Secondo il TAR, “la mera valorizzazione” del messaggio illecito non è sufficiente “a fondare, nel caso di specie, la responsabilità del gestore della piattaforma per la violazione del Decreto Dignità”. Google Ads è un servizio di hosting e pur non potendosi affermare la totale estraneità del gestore rispetto ai contenuti che diffonde, “è incontestato che l’attività abbia natura automatizzata” e quindi non comporta “la manipolazione dei messaggi”. In tali circostanze viene quindi a mancare il “ruolo attivo” sul quale si fonda la responsabilità del gestore.

In linea con la sentenza Corte di Giustizia europea 236/2008, il prestatore non può essere ritenuto responsabile per i dati che ha memorizzato su richiesta di un inserzionista salvo che, essendo venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati o di attività di tale inserzionista, egli “abbia omesso di prontamente rimuovere tali dati o disabilitare l’accesso agli stessi”.

Nel caso di specie, Google Ads prevede infatti che:

  • gli annunci vengono creati in piena autonomia dall’inserzionista, il quale ne determina il contenuto tramite un processo automatizzato;
  • mediante la registrazione dell’utente, viene creato un apposito “account” con la contestuale accettazione delle “Norme Pubblicitarie” contenenti chiare informazioni sulle attività vietate o soggette a restrizioni;
  • successivamente l’utente procede al caricamento del messaggio pubblicitario, nonché ad individuare le parole chiave da associare allo stesso e la categorizzazione di interesse (es giocattoli, abbigliamento ecc.); e
  • l’annuncio viene, così, sottoposto all’esame di un software che, con modalità automatiche, ne verifica la rispondenza ai termini e condizioni contrattuali, per poi essere pubblicato.

Ad avviso del TAR Lazio quindi, sono presenti tutti gli indici che determinano l’esclusione della responsabilità del gestore dalla piattaforma internet per i contenuti illeciti che sulla stessa siano stati inseriti da terzi. Infatti, l’intervento del gestore non ha carattere “intenzionale”, non essendo contestata, né provata, la “piena cognizione delle conseguenze del comportamento” di Google che aveva predisposto un sistema idoneo a “bloccare” immediatamente gli annunci illeciti e si sia prontamente attivato per rimuovere l’annuncio che ha occasionalmente forzato tale sistema.

  • La natura del messaggio vietato

Il TAR non ha condiviso invece l’assunto di Google circa la liceità del messaggio. Infatti, la natura generale del divieto di pubblicità dei giochi con vincita in denaro, vieta con formula volutamente ampia ed onnicomprensiva qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, del gioco d’azzardo. Risulta pertanto irrilevante che il sito pubblicizzato non consentisse di per sé di giocare.

  • Cosa cambia per il mercato del gambling con questa sentenza?

E’ difficile argomentare che questa sentenza potrà avere un impatto rilevante per il mercato del gambling in Italia. Infatti, il presupposto fondamentale della decisione del TAR è la mancanza di conoscenza da parte di Google dell’attività illecita del proprio inserzionista. E’ da chiedersi quindi quale sarebbe stato l’esito della controversia qualora Google non avesse adottato le misure volte ad evitare la pubblicità dei giochi con vincita in denaro e l’inserzionista fosse riuscito ad aggirarle.

Il ragionamento del TAR potrà essere replicato solo nel caso in cui si creassero altri scenari in cui la pubblicazione degli annunci online è totalmente automatizzata e preveda dei presidi di controllo volti a limitare la possibilità di pubblicare annunci in violazione del divieto.


La rubrica Innovation Law Insights è stata redatta dai professionisti dello studio legale DLA Piper con il coordinamento di Arianna Angilletta, Giordana Babini, Tamara D’Angeli, Enila Elezi, Giulia Gialletti, Filippo Grondona, Lara Mastrangelo, Giuseppe Modugno e Alessandra Tozzi.

Gli articoli in materia di Telecommunications sono a cura di Massimo D’Andrea e Giulia Zammataro.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati, è possibile contattare i soci responsabili delle questioni Giulio Coraggio, Alessandro Ferrari, Gualtiero Dragotti, Roberto Valenti, Marco de Morpurgo e Alessandro Boso Caretta.

È possibile leggere l’analisi della bozza di Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale curata dai professionisti del dipartimento di Intellectual Property and Technology di DLA Piper qui, acquistare il volume redatto dagli stessi professionisti in materia di intelligenza artificiale e digital transformation qui e consultare una pubblicazione di DLA Piper che illustra la normativa sugli Esports qui.

DLA Piper Studio Legale Tributario Associato tratta i dati personali in conformità con l'informativa sul trattamento dei dati personali disponibile qui.

Qualora non si volesse più ricevere gli Innovation Law Insights o ci si volesse iscrivere alla stessa, è possibile inviare un'email a Martina Di Leva.