Innovazione e diritto: le novità della settimana

Innovation Law Insights

Podcast

Sul sequestro delle sale LAN per esports con Alessio Cicolari e cosa ci dobbiamo aspettare ora?

Alessio Cicolari racconta nel podcast Diritto al Digitale a Giulio Coraggio ed Alessandro Martinelli dello studio legale DLA Piper dell’avvenuto sequestro degli apparecchi da esports in una delle sue sale LAN, dell’erronea applicazione da parte di ADM della normativa sugli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro durante il sequestro a causa di un vuoto normativo e di come si stia lavorando ad una disciplina specifica del settore. Il podcast è disponibile qui.

Di cosa si è proprietari con gli NFT?

Giulio Coraggio discute nel podcast Dirottare il Futuro di Panorama.it di cosa si è proprietari con gli NFT e cosa si può fare una volta acquisito un NFT. Il podcast è disponibile qui.

Privacy

Trattamento di dati personali e profilazione: quali sono le sfide per un metaverso a “prova di privacy”?

Il metaverso è senza dubbio uno degli hot topic del 2022: appassionati e professionisti del settore stanno discutendo e fantasticando sulle potenzialità di questo nuovo microcosmo virtuale, a partire dalla semplice interazione fra utenti fino al perfezionamento di vere e proprie transazioni.

Tutte queste operazioni, però, non sarebbero possibili senza la raccolta e l’ulteriore trattamento dei dati personali degli utenti. Nel metaverso vengono infatti raccolte un’ampia varietà e quantità di informazioni relative agli utenti e tale circostanza può comportare notevoli rischi per i loro diritti e libertà.

Per tale ragione, interpreti e professionisti del settore hanno iniziato a interrogarsi sulle principali sfide che il metaverso pone in relazione all’applicazione della normativa in materia di protezione dei dati personali e su quali misure debbano essere adottate per assicurare la tutela degli interessati. In questo articolo intendiamo approfondire uno dei possibili aspetti rilevanti in materia di privacy: il tema della profilazione degli utenti all’interno del metaverso.

La profilazione degli utenti e personalizzazione dei contenuti sono aspetti centrali del metaverso. L’analisi delle tracce digitali, lasciate più o meno consapevolmente dagli utenti su social, siti web e altre app, ha portato a forme di targetizzazione che se da un lato offrono a consumatori, pazienti e cittadini attività e servizi customizzati, dall’altro posso facilmente condurre a manipolazione e sorveglianza massiva. In una realtà immersiva come il metaverso, che promette di offrire agli utenti un’esperienza virtuale che simuli le interazioni della realtà fisica in forma potenziata, la possibilità di tradurre in chiave digitale le percezioni umane rappresenta inevitabilmente la chiave del successo. La creazione di un ambiente in cui gli utenti, attraverso avatar tridimensionali, partecipino a riunioni di lavoro o prendano un caffè virtuale con gli amici senza percepire il distacco creato dall’intermediazione tecnologica richiede però un livello di analisi, previsione e personalizzazione dell’utente mai conosciuto prima. Il mondo del gaming ha già sperimentato le possibilità offerte da immersive experience, ma il futuro metaverso sembra aver le risorse per sfruttare a pieno tutte le sue potenzialità.

Le tecnologie alla base del metaverso – visori 3D, device di movimento e software di realtà aumentata – consentono (e consentiranno sempre più) la raccolta granulare e in tempo reale di informazioni sulla gestualità del corpo, il movimento degli occhi, le micro-espressioni del volto o il tono di voce. Questi dati biometrici e personalissimi, che permetteranno di creare ambienti e interazioni digitali convincenti, apriranno però la porta alla generazione di modelli iper-individuali, costruiti su tratti e caratteristiche intime dell’utente, di cui lui stesso non sarà probabilmente consapevole. A questa mole di dati, si aggiungeranno tutte quelle informazioni che l’utente stesso (o meglio il suo avatar) disseminerà all’interno del metaverso, acquistando beni, effettuando transazioni e comunicando con altri utenti, che andranno ad arricchire e personalizzare ulteriormente il suo profilo.

È evidente che questa raccolta massiva, ubiquitaria e impercettibile di dati personali, anche sensibilissimi, pone notevoli sfide all’applicazione di quelle disposizioni che oggi regolano e limitano la profilazione degli interessati. Trasparenza e consenso informato, pilastri del GDPR, sono in cima alla lista delle questioni spinose che i creatori del metaverso dovranno affrontare. Assicurare che i nuovi internauti siano coscienti della tipologia e quantità di dati personali raccolti, ma soprattutto delle diverse finalità di profilazione per le quali i dati saranno trattati – personalizzare avatar? fornire annunci virtuali targetizzati? customizzare alcune funzionalità o servizi? – sarà compito non da poco, e porta con sé i noti rischi di information overload a cui gli utenti sono già da tempo esposti. È presumibile che alcune tipologie di profilazione, come quelle a sfondo pubblicitario, rimarranno soggette all’obbligo di consenso preventivo dell’utente, aprendo tuttavia alle problematiche connesse alla raccolta di un valido consenso privacy (specifico, libero, informato e inequivocabile) nel complesso ecosistema di entità e flussi di dati che popolerà il metaverso. Le recenti posizioni critiche espresse dai garanti privacy rispetto alla lunga catena di soggetti dell’industria AdTech riflettono l’ormai difficile convivenza nei moderni modelli di business del principio del consenso informato.

Cresceranno in futuro inevitabilmente forme di profilazione e decisioni automatizzate strumentali al funzionamento del metaverso, da considerarsi quindi trattamenti “strettamente necessari” alla fruizione del servizio stesso. L’imposizione di questi trattamenti porterà l’utente a trovarsi di fronte all’alternativa di rifiutare in toto il servizio (con possibili impatti sul piano lavorativo, economico e sociale, qualora il metaverso diventi nuovo centro di scambi e socialità) o accettare la raccolta massiccia dei propri dati, con evidenti problematiche di bilanciamento tra diversi diritti fondamentali. Infine, tema caldo sarà il trattamento dei dati biometrici, alla base della maggior parte di tecnologie per la realtà virtuale. A fronte della quantità e modalità con cui questa tipologia di dati dovrebbe essere raccolta nel contesto del metaverso, sarà interessante osservare le prossime mosse dei privacy watchdog europei, che hanno di recente adottato posizioni di netto contrasto rispetto a importati raccolte di dati biometrici, a causa dei sottostanti elevati rischi di monitoraggio di massa. Esemplificativo in tal senso è il caso Clearview AI che ha dato vita alla sanzione del Garante.

Numerose sono le sfide per un metaverso a “prova di privacy”, così come numerosi sono i potenziali rischi per i diritti degli interessati, derivanti dalle attività di profilazione sopra descritte, che possono rivelarsi particolarmente invasive. Sarà necessario porre in essere adeguati presidi e tutele, affinché gli interessati possano avere controllo sui propri dati personali e sulle attività di trattamento effettuate nel meta-mondo.

L’impegno delle piattaforme nell’adozione di adeguate salvaguardie e la sensibilizzazione degli utenti saranno centrali per scongiurare rischi di discriminazione o sorveglianza massiva degli interessati.

Sul metaverso, può essere interessante il seguente articolo “Copyright & Metaverso: cosa ne sarà del diritto d’autore?”

Technology, Media and Telecommunications

Pignoramento di criptovalute e NFT: ecco come è possibile

Pur differendo tra di loro, gli NFT e le criptovalute dimostrano una certa capacità di resistenza verso l’esecuzione forzata: per la loro natura, infatti, nell’ambito del pignoramento dei beni, si incontrano numerose problematiche pratiche, dall’individuazione dei beni aggredibili fino al loro concreto sequestro.

I problemi applicativi di un pignoramento o altra forma di esecuzione forzata sulle criptovalute sono molti e di natura diversa. Ad esempio, ci si chiede se, nell’ottica di eventuali azioni cautelari, l’oggetto del sequestro corrisponda o meno al wallet fisico. Sul punto, è consigliabile intraprendere un’azione cautelare consistente nel trasferimento dei diversi asset dal portafoglio del debitore a quello giudiziale. In mancanza, il debitore potrà sempre, grazie all’intrinseco funzionamento del crypto wallet, ricostruire virtualmente il proprio conto e, successivamente, trasferire i propri asset su un terzo wallet potendo pericolosamente determinare l’estinzione del procedimento esecutivo per mancanza di asset aggredibili. Secondariamente, la difficoltà nello scoprire se il debitore è effettivamente titolare di un certo ammontare di criptovalute. A questo punto, il creditore potrebbe venire a conoscenza di ciò (i) in via informale (es. si si viene a conoscenza, anche indirettamente, del fatto che il debitore possiede criptovalute o le accetta come mezzo di pagamento); (ii) tramite una ricerca dei beni da pignorare in via telematica ai sensi dell’articolo 492-bis del codice di procedura civile, quindi accedendo all’anagrafe tributaria; (iii) grazie all’imposizione di obblighi identificativi particolarmente stringenti in capo tutti i soggetti che erogano servizi relativi di portafoglio virtuale e relativi all’utilizzo di valuta virtuale stabiliti dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 13 gennaio 2022.

A seconda del problema riscontrato nel caso specifico, si potranno configurare tre diverse situazioni in base alla strategia difensiva scelta alla luce dell’oggetto del pignoramento; si potrà pertanto procedere:

  • all’esecuzione in forma specifica chiedendo la consegna o il rilascio del bene qualora il bene aggredito dal creditore corrisponda a quello effettivamente dovuto dal debitore;
  • all’esecuzione in forma generica qualora, a seguito dell’insolvenza del debitore, i suoi beni siano generalmente individuati e convertiti in denaro fino al pagamento del debito, con il risultato che non vi sarà coincidenza tra il bene pignorato e quello conseguito;
  • all’espropriazione presso terzi, nel caso in cui il debitore non sia il diretto titolare del bene ma, piuttosto, si avvalga di un terzo intermediario (c.d. Exchange) per l’esecuzione delle operazioni.

Per quanto riguarda, poi, una possibile strategia da adottare nel caso in cui si prospetti una futura esecuzione su crypto-assets, è possibile ad esempio:

  • prima dell’instaurazione del giudizio di merito, in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge, richiedere un provvedimento d’urgenza che abbia ad oggetto:
  • una misura con cui il giudice ordina la consegna delle chiavi riferite a uno o più wallet (la cui inottemperanza comporta l’imposizione di una sanzione pecuniaria); e
  • un sequestro che dovrà avvenire mediante il trasferimento dei crypto-assets in un wallet creato ad hoc dal Tribunale.
  • successivamente, instaurare il giudizio di merito chiedendo, a seconda dei casi, la condanna al pagamento o alla consegna ed eventualmente la conferma della misura coercitiva di cui sopra.

Nel caso in cui il debitore, però, risultasse nulla tenente, si giungerebbe a un’impasse. Così, nella fase di pignoramento, l’ufficiale giudiziario lo inviterà a indicare ulteriori beni pignorabili e, in caso di reticenza o falsa dichiarazione, potrà configurarsi il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art. 388 c.p.). Quanto appena descritto, potrà fornire spunti di riflessione rispetto al modo di procedere qualora ci si dovesse imbattere in casi di esecuzione forzata che hanno ad oggetto le criptovalute o, più in generale, criptoattività, e in ogni caso, considerando la prossima evoluzione della cornice normativa di regolamentazione delle criptovalute e NFT, è auspicabile che rimedi e procedure più certe vengano convalidate ed avallate dal legislatore.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo: “Un nuovo standard NFT come possibile soluzione al problema del recesso?”

Pubblicazione dell’Osservatorio sulle comunicazioni dell’AGCom per il periodo ottobre – dicembre 2021

Lo scorso 2 maggio 2022, l’AGCom ha pubblicato il primo Osservatorio sulle comunicazioni dell’anno in corso, che copre il periodo da ottobre a dicembre 2021. Come riportato nel comunicato stampa con cui l’Autorità ha informato della pubblicazione dell’Osservatorio, gli accessi complessivi per la rete fissa “sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto al trimestre precedente, ma in crescita di circa 220 mila unità su base annuale”.

Da segnalare come negli ultimi dodici mesi le tradizionali linee in rame si siano ridotte di quasi 1,7 milioni (assestandosi a poco meno di 9,5 milioni nel periodo considerato dall’Osservatorio), mentre nel corso del 2021 sono aumentate di oltre 2,1 milioni le linee che utilizzano altre tecnologie. A tal proposito, si legge nel comunicato stampa, che “se nel dicembre 2017 il 72,1% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni gli accessi in rame sono scesi al 27,1%”.

A tale riduzione delle tradizionali linee in rame, si è in particolare affiancato un sensibile aumento degli accessi con tecnologie che consentono prestazioni maggiormente avanzate. In particolare, le linee FTTC sono aumentate di 950 mila unità su base annua e di 6,1 milioni nell’intero 2021; gli accessi FTTH sono aumentati di circa 800 mila unità superando, a fine dicembre, i 2,4 milioni. Risultano in crescita, seppur in misura più contenuta, anche le linee FWA (Fixed Wireless Access) che, con un incremento di 165 mila unità nel 2021, hanno raggiunto quota 1,7 milioni.

Complessivamente, a dicembre 2021, le linee broadband sono giunte a sfiorare i 18,7 milioni (500 mila in più rispetto all’anno precedente).

Queste tendenze, come osserva l’AGCom, si sono tradotte in un “notevole aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate”, posto che le linee con velocità pari o superiori ai 30 Mbit/s hanno raggiunto il 77% delle complessive linee broadband (a fronte del 75% registrato nel trimestre precedente) e il peso di quelle con prestazioni superiori a 100 Mbit/s è salito, tra dicembre 2017 e dicembre 2021, dal 20% al 61,6% del totale (nel precedente trimestre si era attestato al 59,4%).

La crescita della capacità trasmissiva si riflette sull’andamento dei volumi di traffico, ed infatti il traffico dati medio giornaliero nel 2021 è aumentato del 19,3% rispetto al corrispondente valore del 2020, nonché del 78,7% rispetto al periodo pre-Covid (2019). A queste tendenze è corrisposto un aumento dei dati unitari di consumo (ossia il traffico per linea broadband), valutabile nel 14,9% rispetto al 2020 e nel 67,3% rispetto al 2019.

Per quanto riguarda il segmento della rete mobile, a fine dicembre 2021, il numero complessivo delle SIM ha raggiunto le 106,2 milioni di unità (in aumento di 2,2 milioni di unità su base annua e di circa 400.000 rispetto al trimestre precedente): sono aumentate per circa 1,7 milioni le SIM M2M (Machine to Machine), mentre quelle Human (ossia “solo voce”, “voce+dati” e “solo dati” che prevedono iterazione umana) sono aumentate di circa 500.000 unità su base annua, superando i 78 milioni di SIM.

Come osservato dall’Autorità, “prosegue la crescita dell’utilizzo della larga banda mobile”. Infatti, il consumo medio unitario giornaliero di dati per SIM Human nel 2021 è stimabile in circa 0,35 GB, con una crescita del 33% rispetto al 2020.

Con riferimento ai dati di utilizzo delle piattaforme online, l’AGCom ha osservato che, nel mese di dicembre 2021, “44,6 milioni di utenti unici hanno navigato in rete per un totale di poco superiore a 59 ore di navigazione, in media, a persona”.

Quanto alle piattaforme online di e-commerce, nell’ultimo trimestre del 2021 si è registrata una flessione degli utenti, che si sono ridotti di 1,88 milioni rispetto al dicembre 2020.

Un’analoga tendenza non è invece ravvisabile con riferimento alle piattaforme di contenuti audiovisivi a pagamento online (VOD), in relazione alle quali, a partire dal mese di agosto, i dati mensili del 2021 risultano costantemente superiori a quelli corrispondentemente registrati nel 2020. Ciò con un aumento di 600 mila unità di utenti, e una crescita del tempo di navigazione sui principali siti di streaming video a pagamento stimabile nel 4,5% rispetto al 2020, e nel 29% rispetto al 2019. Il tempo di navigazione su siti di streaming video è risultato pari a circa 44,2 milioni di ore mensili e a 531 milioni di ore complessive per l’intero 2021.

L’Autorità, posto che “l’allentamento delle misure per combattere la pandemia non ha attenuato la propensione degli utenti a navigare su queste piattaforme”, ha concluso che “tali dati sembrano testimoniare come la fruizione di contenuti video online a pagamento stia entrando in modo strutturale nelle abitudini di consumo delle famiglie italiane”.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo: “Pubblicazione dell’Osservatorio sulle comunicazioni dell’AGCom per il periodo luglio – settembre 2021”.

Intellectual Property

Prodotti artigianali e industriali inseriti nella proposta di regolamento dell’Unione Europea sulle Indicazioni Geografiche (IG)

Grazie alla proposta di regolamento dell’Unione Europea sulle Indicazioni Geografiche per prodotti artigianali e industriali del 13 aprile scorso, i prodotti artigianali e industriali potranno richiedere ed ottenere la protezione quali indicazioni geografiche (IG).

La presente proposta ha, da un lato, lo scopo di tutelare a livello europeo i prodotti artigianali e industriali che vengono associati alle regioni e alle competenze tradizionali dei produttori, contribuendo allo sviluppo economico di tutti gli Stati Membri e, dall’altro, consentire agli utenti di individuare in modo chiaro la qualità di tali prodotti e di compiere scelte più informate agevolando anche la lotta alla contraffazione offline e online.

Il vetro di Murano, il tweed del Donegal, la porcellana di Limoges, la coltelleria di Solingen e la ceramica di Bolesławiec sono solo alcuni esempi di prodotti che, nonostante la fama ed il prestigio di cui godono, non hanno potuto contare finora su una protezione che cristallizzi il collegamento della qualità del prodotto all’origine geografica.

L’attuale normativa comunitaria, infatti, tutela le IG “solo” per prodotti vitivinicoli, bevande spiritose, prodotti agricoli e alimentari secondo quanto previsto dai rispettivi regolamenti comunitari, anch’essi oggetto di una proposta di Riforma.

La proposta di regolamento in esame prevede una procedura di deposito, esame e registrazione delle domande, che si prefigge di essere snella e sviluppata su due livelli.

Nello specifico, gli Uffici Nazionali avranno il compito di ricevere, esaminare e pubblicare ai fini di opposizione le domande IG e, superata questa fase, di trasmetterle all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) che avrà il compito di effettuare una ulteriore valutazione delle domande per l’approvazione finale.

Qualora non fosse possibile procedere con l’esame a livello nazionale, è data facoltà agli Stati Membri di richiedere un opt-out dall’obbligo di designare un’autorità nazionale per gestire le domande IG presentando le stesse direttamente innanzi all’EUIPO.

Per rendere ancora più efficiente il sistema, i produttori avranno una ulteriore possibilità di presentare un'autodichiarazione di conformità dei prodotti alle specifiche di produzione. La procedura di domanda e registrazione UE completamente digitalizzata dovrebbe anche ridurre l'onere amministrativo.

Saranno, poi, istituiti dall'EUIPO un nuovo sistema di informazione e segnalazione dei nomi a dominio per le IG dei prodotti artigianali e industriali, che fornirà ai richiedenti un ulteriore strumento digitale come parte del processo di applicazione per meglio proteggere e far valere i loro diritti sulle IG ed un registro elettronico delle IG accessibile al pubblico (registro dell'Unione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali) per fornire un accesso diretto e rapido alle informazioni su tutte le IG registrate.

Gli estratti ufficiali del registro dell'Unione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali costituiranno prova della registrazione della IG. Come per i marchi di impresa, tali estratti ufficiali potranno essere utilizzati come certificati autentici in procedimenti amministrativi e/o avanti i tribunali competenti.

Come indicato dalla Commissione stessa, la presente proposta mira al sostenimento dello sviluppo delle aree rurali e non, incentivando i produttori e le micro, piccole e medie imprese (MPMI) ad investire su prodotti originali ed autentici del proprio territorio, preservando know-how unici che, in assenza di normative specifiche, rischierebbero di andare persi.

Il riconoscimento e la valorizzazione dell’originalità e della tipicità di un prodotto, infine, incentiverà anche un maggiore afflusso turistico, determinando la creazione di nuovi posti di lavoro a pieno beneficio delle regioni e della popolazione locale.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Indicazioni geografiche: stop CGUE ai nomi evocativi, quali Champagne, ma rimane incertezza”.


La rubrica Innovation Law Insights è stata redatta dai professionisti dello studio legale DLA Piper con il coordinamento di Arianna Angilletta, Giordana Babini, Tamara D’Angeli, Enila EleziFilippo Grondona, Lara MastrangeloAlessandra Tozzi, Carlotta Busani, Carolina Battistella, Deborah Paracchini, Vincenzo Giuffré, Cristina Criscuoli, Giulia Zappaterra, Maria Chiara Meneghetti, Giacomo Lusardi, Tommaso Ricci e Maria Rita Cormaci.

Gli articoli in materia di Telecommunications sono a cura di Massimo D’Andrea e Flaminia Perna.

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati, è possibile contattare i soci responsabili delle questioni Giulio Coraggio, Alessandro Ferrari, Gualtiero Dragotti, Roberto Valenti, Marco de Morpurgo e Alessandro Boso Caretta.

È possibile sapere di più su “Transfer”, il tool di legal tech realizzato da DLA Piper per supportare le aziende nella valutazione dei trasferimenti dei dati fuori dello SEE (TIA) qui e consultare una pubblicazione di DLA Piper che illustra la normativa sugli Esports qui.

DLA Piper Studio Legale Tributario Associato tratta i dati personali in conformità con l'informativa sul trattamento dei dati personali disponibile qui.

Qualora non si volesse più ricevere gli Innovation Law Insights o ci si volesse iscrivere alla stessa, è possibile inviare un'email a Martina Di Leva.