
29 aprile 2021 • 5 minuti di lettura
Le novità della settimana in materia di lavoro
Giurisprudenza
Corte di Cassazione, 21 aprile 2021 n. 10559 - Salute e sicurezza e indennizzo del lavoratore
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della richiesta di indennizzo presentata da un lavoratore infortunatosi durante un servizio dei colleghi ai quali si era affiancato senza una evidente ragione.
In particolare, il caso trae origine dalla vicenda di un lavoratore che dopo aver arbitrariamente deciso di seguire i colleghi di lavoro durante un servizio, a causa di un agguato che li vedeva coinvolti, riportava delle lesioni e chiedeva, pertanto, il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro.
La Suprema Corte ha escluso che si potesse configurare un danno indennizzabile dall’INAIL e ciò in quanto non era emersa alcuna ragione per cui il richiedente si trovasse nella località teatro dell’imboscata, né dall’istruttoria era emerso alcuna prova che tale azione fosse conseguenza di una espressa richiesta aziendale.
La Corte, infatti, ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ravvisato “il rischio elettivo, non indennizzabile, nel coinvolgimento, e conseguente ferimento, dell'attuale ricorrente nell'agguato, ad opera di ignoti, in carenza di idonea prova che il lavoratore fosse rimasto implicato nel tragico evento (in cui perirono due colleghi) in dipendenza ovvero in occasione della sua attività lavorativa (di operatore ecologico)”.
Corte di Cassazione, 19 aprile 2021 n. 14583 - Sul reato di mobbing e accuse rivelatesi infondate
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla configurabilità del reato di calunnia nella condotta del lavoratore che rivolga al proprio datore di lavoro un’accusa di mobbing rivelatasi poi infondata.
In particolare, il caso trae origine dalla vicenda di un lavoratore che - dopo aver ricevuto una missiva del datore di lavoro con la quale veniva accusato di vari illeciti - aveva presentato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Cassino, affermando di essere vittima di condotte mobbizzanti poste in essere dal datore di lavoro nei suoi confronti.
Emergeva, però, che un documento prodotto dal lavoratore a sostegno dell’accusa di mobbing era stato dallo stesso falsificato per difendersi dalla contestazione dei suddetti vari illeciti.
Il datore di lavoro agiva quindi, in qualità di parte lesa, contro il lavoratore, accusando lo stesso di falso e calunnia.
All’esito del giudizio penale, la Corte d’Appello condannava il lavoratore al risarcimento del danno in favore del datore di lavoro e a due anni e sei mesi di reclusione.
Della questione veniva, poi, investita la Corte di Cassazione (sezione penale) che, rilevata preliminarmente la prescrizione del reato di calunnia, analizzava il problema del rapporto del reato di calunnia con il diritto di difesa, evidenziando come si trattasse di un problema di rapporto tra due autonome fattispecie oggettive: il reato di calunnia e l’ambito tipico del diritto di difesa desumibile dal complesso delle norme dell’ordinamento giuridico.
La Corte di Cassazione ha osservato, in particolare, che: “non esorbita dai limiti del diritto di difesa l’imputato che, in sede di interrogatorio…, definisca falso il rapporto soltanto per quanto attiene alla veridicità della denunzia in esso contenuta. Egli, pertanto, non è punibile a titolo di calunnia in danno dell’autore di detto rapporto, stante la presenza di una causa di esclusione della pena ex art. 51 cod. pen., in forza del legittimo esercizio del diritto di difesa…”. La Corte ha evidenziato, quindi, che nel caso di specie ci si trovava in presenza di una situazione di conflitto di interessi tra la tutela dell’innocenza, di fronte a dichiarazioni accusatorie mendaci, e la garanzia della difesa di cui è contenuto essenziale e vincolabile quello di negare l’addebito.
La Suprema Corte ha, dunque, concluso affermando che: “il discrimen oggettivo tra attività consentita e condotta calunniosa non scriminata va dunque individuato nella essenzialità, ineluttabilità e continenza della scelta di contestazione dell’accusa. L’affermazione infondata di colpa a carico di altri, sia essa esplicita od implicita, deve risultare in sostanza priva di ragionevoli alternative quale mezzo di negazione dell’addebito, a prescindere dal grado della sua specificazione”.
Prassi
INL: firmato Protocollo con il Garante Privacy
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro e il Garante per la protezione dei dati personali hanno sottoscritto, in data 22 aprile 2021, un protocollo d’intesa per l’avvio di una reciproca collaborazione istituzionale, della durata di due anni.
Il Garante e l’Ispettorato si impegnano quindi a realizzare processi di stabile connessione tra le due istituzioni per assumere orientamenti condivisi su questioni specifiche, fornire reciproca collaborazione e attività consultiva, con particolare riferimento all’utilizzo di strumenti tecnologici connessi allo svolgimento del rapporto di lavoro.
INAIL: riduzione premi e contributi assicurativi - Anno 2021
Con la circolare n. 13 del 27 aprile 2021, l’Inail ha comunicato la misura della riduzione, per l’anno 2021, dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (ai sensi dell’articolo 1, comma 128, della legge 27 dicembre 2013, n. 147), per i settori/gestioni per i quali il procedimento di revisione non è stato completato.
Per informazioni sulla presente newsletter si possono contattare i coordinatori Avv. Francesca Anna Maria De Novellis, Avv. Antonio Orsini e Avv. Matteo Pace.
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