
25 luglio 2023 • 5 minuti di lettura
Le novità della settimana in materia di lavoro
Giurisprudenza
Corte di Cassazione, Sentenza 11 luglio 2023, n. 19663 - Ferie e retribuzione
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sull’entità della retribuzione dovuta nel periodo di ferie annuali e su quali siano gli istituti compresi all’interno di questa.
Nel caso di specie, il giudice di primo grado accoglieva il ricorso presentato da alcuni lavoratori (con qualifica di macchinisti), accertando il diritto al computo nella retribuzione dovuta durante le ferie dei compensi spettanti a titolo di “incentivo per indennità di condotta” e “indennità di riserva” previsti dall'art. 54 del relativo contratto aziendale.
La corte d’appello confermava la decisione resa in primo grado, ritenendo tra l’altro che ai sensi dell'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE (come interpretato dalla Corte di Giustizia) sussisteva una nozione europea di "retribuzione" che comprende qualsiasi importo pecuniario che si ponga in rapporto di collegamento all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo "status" personale e professionale del lavoratore.
La Corte di Cassazione ha innanzitutto premesso che la nozione di “retribuzione” da applicare durante il periodo di godimento delle ferie è fortemente influenzata dall’interpretazione data dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale ha precisato che con l'espressione «ferie annuali retribuite» contenuta nell'art. 7, nr. 1, della Direttiva 2003/88/CE si vuole fare riferimento al fatto che, per la durata delle ferie annuali, «deve essere mantenuta» la retribuzione con ciò intendendosi che il lavoratore deve percepire in tale periodo di riposo la retribuzione ordinaria.
In linea con la nozione europea di retribuzione, la Suprema Corte ha quindi richiamato il principio già consolidato nella giurisprudenza di legittimità per cui “la retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE (con Ia quale sono state codificate, per motivi di chiarezza, le prescrizioni minime concernenti anche le ferie contenute nella direttiva 93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993, cfr. considerando 1 della direttiva 2003/88/CE, e recepita anch'essa con il d.lgs. n. 66 del 2003), per come interpretata dalla Corte di Giustizia, comprende qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo "status" personale e professionale del lavoratore” (cfr. Cass. 17/05/2019 n. 13425).
Corte di Cassazione, Sentenza 11 luglio 2023, n. 19621 - Scritti difensivi e calunnia
Secondo la Corte di Cassazione, non costituisce giusta causa di licenziamento l’inserimento - nel ricorso giudiziale promosso contro il proprio datore di lavoro - di espressioni potenzialmente calunniose nei suoi confronti. Tale reato va infatti escluso ogni volta che viene accertata l’assenza di finalità dirette a diffondere notizie idonee a screditare l'imprenditore.
Nel caso di specie, i giudici di merito accertavano e dichiaravano l'illegittimità del licenziamento intimato per giusta causa dalla società a un dipendente, condannando il datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente.
Secondo i giudici di secondo grado, infatti, le frasi scritte nel ricorso giudiziario promosso dal lavoratore per ottenere delle differenze retributive, non contenevano "gravissime accuse" alla società e ai suoi superiori gerarchici, ma erano semplicemente caratterizzate da “veemenza nel sostenere le proprie tesi”. Allo stesso tempo, la corte d’appello escludeva, inoltre, quanto meno sotto il profilo soggettivo, il reato di calunnia o di diffamazione avendo accertato che la condotta del dipendente “era rimasta nei limiti di un'aspra critica finalizzata all'esercizio del diritto di difesa in giudizio”.
Ebbene, la Corte di Cassazione, con la pronuncia in esame, ha confermato la quanto affermato dai giudici dei precedenti gradi di giudizio.
In particolare, il datore di lavoro contestava la decisione resa in appello nella parte in cui non avevano rilevato l'esistenza dell'elemento soggettivo della calunnia, essendosi il lavoratore spinto ben oltre il perimetro della liceità o del c.d. “diritto di critica”.
La Suprema Corte, nel respingere la domanda, ha affermato che il dolo nel reato di calunnia è ravvisabile quando colui che accusa falsamente un'altra persona di un reato “abbia la certezza dell'innocenza dell'incolpato”. Pertanto, l’erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata (in questo caso, la società) avrebbe escluso la sussistenza dell'elemento soggettivo necessario a configurare il predetto reato.
Inoltre, a detta della Corte, il contenuto degli scritti depositati dal dipendente non avrebbe integrato una giusta causa di licenziamento, sebbene fossero state utilizzate espressioni “sconvenienti” o, addirittura, offensive, posto che queste sono soggette a cancellazione, possono eventualmente far sorgere il diritto al risarcimento del danno e, in ogni caso, sono “strettamente connesse all'esercizio del diritto di difesa”.
Prassi
INPS - Messaggio del 7 luglio 2023 n. 2570: nuovo servizio di presentazione della domanda di NASpI - chiarimenti
L’INPS fornisce alcuni chiarimenti in merito al nuovo servizio di presentazione della domanda di NASpI. Tale servizio presenta alcune evoluzioni relative, in particolare, a controlli automatici svolti in modalità sincrona sulla base dei dati disponibili all’Istituto.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Rischi lavorativi da esposizione ad alte temperature
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato una informativa contenente le indicazioni per la gestione dei lavoratori esposti (in ambienti indoor e outdoor) alle elevate temperature nel periodo estivo, comprensiva del rimando alle indicazioni dell’Inps per la gestione della CIG ordinaria con causale “eventi meteo – temperature elevate”.
Il vademecum raccoglie le analisi sui rischi lavorativi effettuate dagli enti preposti, correlate con le disposizioni normative vigenti per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
All’interno del vademecum si individuano i settori di attività coinvolti e le misure da adottare.
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