
6 settembre 2024 • 7 minuti di lettura
Labour News – Le novità della settimana
Venerdì 6 settembre 2024In Evidenza
Tribunale di Pisa, 18 giugno 2024, n. 287 – No alle avances del datore di lavoro: licenziata e reintegrata
Il Tribunale di Pisa ha disposto la reintegra e il risarcimento (pari a sei mensilità) di una lavoratrice, licenziata per non aver ceduto alle avances del datore di lavoro, nonché legale rappresentante della società.
Nel caso di specie, in conseguenza del rifiuto delle avances da parte della lavoratrice, il datore di lavoro aveva avviato procedimenti disciplinari nei confronti della stessa, con l’intento di giungere a un licenziamento in tronco. Successivamente, la società licenziava la dipendente per giustificato motivo oggettivo, invocando una generica crisi economica, senza tuttavia fornire adeguate prove a supporto. Il giudice di primo grado rilevava l’assenza di un giustificato motivo oggettivo e dei relativi requisiti (effettiva modifica dell'assetto aziendale, conseguente soppressione del posto di lavoro quale conseguenza della riorganizzazione, obbligo di repêchage). Al contrario, il comportamento del datore di lavoro e le sue avances (tra cui, l'invio di cento rose rosse) confermavano l'intento ritorsivo del licenziamento.
Decreto Coesione: dal 1° settembre attivi nuovi bonus per le assunzioni
Dal 1° settembre per i datori privati è possibile accedere ai nuovi bonus introdotti dal c.d. Decreto Coesione (Decreto Legge n. 60/2024, convertito, con modificazioni, nella Legge n. 95/2024) per favorire l'occupazione di alcune categorie svantaggiate.
In particolare, tali bonus riconoscono ai datori di lavoro l'esenzione dalla contribuzione (esclusi i contributi e i premi INAIL e nei limiti di 500 o 650 euro per ciascun lavoratore a seconda dei casi) per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35 mai assunti a tempo indeterminato; di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti nelle regioni della ZES del Sud; di donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti; di donne prive di impiego da almeno sei mesi, ovunque residenti, operanti nelle professioni e nei settori con un tasso di disparità di occupazione superiore almeno del 25% tra uomini e donne; infine, di lavoratori over 35 anni, disoccupati da almeno 24 mesi, assunti presso una sede o una unità produttiva nella Zes del Sud.
Corte di Cassazione, 2 agosto 2024 n. 21766: Sì al licenziamento del lavoratore che svolge altre attività in malattia
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore che, durante il periodo di malattia, svolge attività compatibili con il proprio lavoro, può essere licenziato per giusta causa.
I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto che tale condotta costituisca una violazione dei generali doveri di correttezza e buona fede nonché degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà che regolano il rapporto di lavoro. In particolare, il lavoratore avrebbe dovuto comunicare al datore di lavoro il recupero anticipato delle proprie capacità lavorative, evitando di svolgere attività esterne che potessero intralciare la ripresa del servizio.
La Corte di Cassazione, pertanto, ha ritenuto sussistente la giusta causa di licenziamento "per comportamenti rimproverabili quanto meno a titolo di colpa e denotanti imprudenza, abitudinaria noncuranza verso gli obblighi contrattuali, scarsissima inclinazione a collaborare con la controparte per consentire il regolare funzionamento del rapporto negoziale".
Semplificazione dei controlli ispettivi - l'ultima nota dell'INL
Con la nota del 31 luglio 2024 n. 1357 la Direzione centrale coordinamento giuridico dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito le prime indicazioni operative per l'applicazione del D. Lgs. n. 103/2024, volto a semplificare i controlli sulle attività economiche. La norma introduce la "diffida amministrativa", un atto che invita a sanare violazioni prima della contestazione e prevede nuove regole per la programmazione dei controlli, l'uso del fascicolo informatico d'impresa e la gestione delle violazioni. La diffida amministrativa è applicabile solo per violazioni sanabili che prevedano una sanzione pecuniaria massima non superiore a 5.000 euro. Tuttavia, non è applicabile se il datore di lavoro ha commesso una violazione simile nei 5 anni precedenti, nel caso in cui la violazione riguardi aree specifiche come la salute e sicurezza dei lavoratori o se la sanzione derivi da norme europee o internazionali. Il procedimento si conclude senza sanzioni qualora il datore di lavoro rispetti la diffida.
Le altre novità
Circolari e Prassi
Esonero contributivo e certificazione di parità di genere: i chiarimenti dell'INPS
Con il messaggio del 13 agosto 2024 n. 2844 l'INPS ha chiarito le modalità di trasmissione delle richieste di esonero contributivo per i datori di lavoro del settore privato che siano in possesso della certificazione della parità di genere.
In particolare, l'Istituto ha precisato che la retribuzione media mensile globale da indicare nella domanda per accedere al suddetto esonero deve essere intesa come la media di tutte le retribuzioni mensili corrisposte dal datore di lavoro nel periodo di validità della certificazione.
A tal proposito, al fine della corretta elaborazione delle domande di esonero, l'INPS ha riconosciuto la possibilità di rinunciare alle eventuali domande erronee e l'invio di una nuova richiesta corretta entro il 15 ottobre 2024.
Il tema della settimana
Dal mercato del lavoro buone notizie, ma attenzione a non abbassare la guardia
Da una rapida lettura dei dati condivisi dall'ISTAT, a luglio 2024, sul mercato del lavoro italiano sembrano arrivare solo notizie positive. In particolare:
- sono 24 milioni e 9 mila gli italiani occupati (una cifra record, con un aumento del 2,1% rispetto a luglio 2023);
- l'occupazione è aumentata (+0,2%, pari a un aumento di 56 mila unità) in particolare tra le donne e i lavoratori autonomi;
- il tasso di occupazione è salito (è pari al 62,3%);
- il numero di soggetti disoccupati è diminuito (il tasso di disoccupazione registrato a luglio 2024 è pari al 6,5% - sarebbe il valore più basso da marzo 2008, con un decremento di 0,4% rispetto al mese precedente).
I dati ISTAT che confermano la crescita nel mercato del lavoro nel nostro Paese costituiscono, in particolare per categorie storicamente più deboli come quella femminile, sicuramente un buon auspicio per il futuro, anche dopo il periodo di crisi pandemica.
Tuttavia, a uno sguardo più attento, non può comunque sfuggire che: - il numero di occupati è calato nella fascia di età 25 - 34 anni; - è diminuito anche il numero di soggetti occupati tra i lavoratori dipendenti; - è cresciuto il numero di soggetti inattivi (+0,6%, pari a un aumento di 73 mila unità) tra gli uomini, le donne nella fascia tra i 25 e i 49 anni.
Tali ultimi dati sollevano interrogativi e generano alcune perplessità.
In primo luogo, come si è detto, è aumentato il numero di lavoratori autonomi ma non quello dei lavoratori dipendenti (!). Come è noto, il lavoro autonomo è una fattispecie meno regolamentata rispetto al lavoro dipendente (si pensi solo alle previsioni salariali) e, quindi, per sua natura anche maggiormente esposto a possibili abusi da parte di operatori sul mercato (oggettivamente) più forti. Non si può quindi escludere che sotto il cappello del "lavoro autonomo" vengano mascherate - di fatto - situazioni di sfruttamento o, comunque, un ricorso improprio a tale istituto (per evitare i costi, gli obblighi e le tutele di cui al lavoro subordinato).
Inoltre, il dato occupazionale deve essere letto avendo a mente anche i dati del PIL, che a luglio 2024, registrava un calo sia nel settore dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca, sia in quello industriale: il calo in tali settori può essere proprio correlato alla diminuzione di lavoratori assunti con contratto di lavoro dipendente.
Da ultimo, si deve prestare particolare attenzione all'aumento del numero di soggetti inattivi, tra i quali si annoverano donne e giovani (cioè, coloro che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro, al termine degli studi).
Nonostante i buoni risultati fino ad oggi raggiunti, è di primaria importanza l'adozione di politiche attive che supportino i giovani e i soggetti svantaggiati a inserirsi nel mercato del lavoro e che garantiscano qualità e stabilità del lavoro per tutti.