
19 luglio 2023 • 45 minuti di lettura
Innovation Law Insights 20 luglio 2023
Data Protection & Cybersecurity
In vigore le nuove regole sul whistleblowing
Le nuove regole sul whistleblowing sono applicabili dal 15 luglio 2023 nei confronti delle società con una media annua di più di 249 dipendenti.
Il Decreto Legislativo 24/2023 che introduce nel nuove regole del Decreto Whistleblowing è ora applicabile per le aziende con una media di almeno 249 dipendenti, mentre la scadenza è posticipata al 17 dicembre 2023 per le imprese con meno di 249 – ma più di 50 – dipendenti.
Le aziende devono quindi conformarsi alla nuova normativa per evitare le sanzioni ivi previste. Il Decreto Whistleblowing, infatti, introduce un regime più oneroso rispetto al passato e nuovi obblighi, anche obblighi privacy relativi al trattamento dei dati personali, per l’implementazione e la gestione dei canali di segnalazione di condotte, anche potenzialmente, illecite o in violazione della legge.
Con il nuovo Decreto Whistleblowing, non solo gli enti del settore pubblico e le società soggette agli obblighi del Decreto Legislativo 231/2001 sono obbligati ad implementare i c.d. canali whistleblowing, ma anche le medie e grandi imprese dovranno consentire ai propri dipendenti e agli altri soggetti con cui intrattengono rapporti commerciali di segnalare violazioni, condotte illecite o comportamenti scorretti che avvengono all’interno dell’organizzazione in cui lavorano. In particolare, le società a cui il Decreto Whistleblowing si applica devono adottare canali di segnalazione interni che siano sicuri e consentano di effettuare le segnalazioni mantenendo la massima riservatezza e proteggendo il segnalante, i suoi facilitatori e le persone a questo vicine.
Ma cosa fare ora? Nell’infografica disponibile QUI, riassumiamo brevemente le prossime azioni che le imprese devono immediatamente considerare.
La nuova decisione di adeguatezza per gli US: i trasferimenti di dati alla luce dell’EU-US Data Privacy Framework
Il 10 luglio 2023, la Commissione europea ha adottato una nuova decisione di adeguatezza ex art. 45 (3) GDPR per recgolare i flussi di dati personali dall’Unione europea verso gli Stati Uniti. Inserita nel contesto dell'EU-US Data Privacy Framework, questa decisione permetterà alle organizzazioni certificate statunitensi di scambiare liberamente dati con le aziende europee, agevolando il flusso di informazioni tra due importanti partner commerciali.
Dopo un lungo negoziato tra le autorità di entrambi i paesi, culminato con l'adozione da parte degli Stati Uniti dell'Executive Order 14086, la Commissione ha ritenuto sussistere le basi per l'emanazione della nuova decisione di adeguatezza, che ora è già in vigore.
Il quadro normativo tracciato dal GDPR prevede che i trasferimenti internazionali di dati personali possano avvenire liberamente, e quindi senza la necessità di autorizzazioni o adempimenti, solo nel caso in cui il paese terzo o l’organizzazione internazionale ricevente assicuri un livello di tutela dei dati considerato adeguato. La Commissione europea può garantire, emanando una decisione di adeguatezza, che un paese, o alcuni settori della sua economia, presentano un livello di protezione “essenzialmente equivalente” rispetto a quello offerto dal diritto dell’Unione. In assenza di una simile decisione, i soggetti che intendono effettuare trasferimenti di dati devono garantire il rispetto dei diritti degli interessati adottando “appropriate salvaguardie”.
La Commissione europea ha pubblicato le FAQ sulla decisione di adeguatezza relativa ai trasferimenti di dati, che non forniscono però tutte le risposte necessarie; cerchiamo di fornire quindi alcuni chiarimenti sulle potenziali aree grigie. Sulla base delle prime discussioni con i clienti, ecco le principali richieste di chiarimenti e le relative risposte sulla decisione di adeguatezza relativa ai trasferimenti di dati verso gli Stati Uniti:
- È stata pubblicizzata come una decisione di adeguatezza, ma il Data Privacy Framework (DPF) funziona come il Privacy Shield; le aziende devono rispettare obblighi specifici per essere certificate;
- ll Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha pubblicato uno statement secondo cui le aziende che erano già certificate ai sensi del Privacy Shield diventano automaticamente certificate ai sensi del DPF, se aggiornano le loro policy entro il 10 ottobre 2023, ma possono da subito fare affidamento su DPF. Infatti, ora è disponibile un elenco delle società che sono DPF certified che saranno le stesse precedentemente certificate ai sensi del Privacy Shield perché le aziende non devono eseguire una nuova certificazione. Solo qualora le aziende non vogliano certificarsi ai sensi del DPF, dovranno fare una richiesta di cancellazione;
- La certificazione potrebbe non coprire tutti i prodotti/servizi dell'aziende statunitense, poiché ci sono impegni da rispettare e, come è successo in passato con il Privacy Shield, le aziende statunitensi potrebbero non essere in grado di rispettarli in relazione a tutti i loro prodotti/servizi;
- Non tutte le aziende possono essere certificate ai sensi del DPF, poiché devono essere aziende che rientrano nei poteri di indagine e di applicazione della Federal Trade Commission o del Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti (DoT), lasciando fuori dal campo di applicazione, ad esempio, banche e compagnie assicurative, ma includendo i loro fornitori di tecnologia;
- Pertanto, il DPF non funziona come la decisione di adeguatezza applicabile, ad esempio, nel Regno Unito e in Giappone. Sarà necessario verificare se l'ente può essere certificato DPF, se è certificato e se i prodotti/servizi offerti sono certificati;
- Se la risposta a una qualsiasi delle domande di cui al punto precedente è NO, il regime applicabile sarà quello precedente al 10 luglio 2023. Pertanto, dovrà essere effettuata una valutazione dell'impatto del trasferimento (TIA);
- Se la risposta a una qualsiasi delle domande di cui al punto precedente è SI, si può decidere di affidarsi al DPF. Ma siete consapevoli che NOYB porterà il caso alla Corte di Giustizia Europea entro un paio d'anni e che i precedenti favoriscono Max Schrems e i suoi amici. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le Big Tech trasferiscono i dati non solo negli Stati Uniti, ma anche in altre giurisdizioni non appartenenti allo Spazio Economico Europeo e, pertanto, dovrete continuare a gestire un TIA per questi paesi;
- Il DPF è comunque un'ottima notizia poiché, durante la sua durata (che è incerta), consentirà di evitare il regime estremamente severo sui trasferimenti di dati derivante dalla decisione dell'Autorità irlandese per la protezione dei dati nei confronti di Meta che lasciava un margine di manovra piuttosto limitato per i trasferimenti di dati nel caso di entità soggette al FISA, anche se i criteri esposti in tale decisione sono decisamente discutibili come illustrato in questo articolo "Sanzione di €1,2 miliardi contro Meta cosa fare ora sui trasferimenti dei dati?".
Spero che sia d'aiuto; inviateci qualsiasi commento/domanda!
Non c’è dubbio che le aziende avranno ancora bisogno di supporto per eseguire le TIA e il tool di legal tech “Transfer” realizzato da DLA Piper è già utilizzato da oltre 300 clienti. Potete saperne di più QUI.
Bias cognitivi e discriminazioni dell’algoritmo
L’intelligenza artificiale è sempre più parte integrante della nostra quotidianità, ma al tempo stesso genera preoccupazioni, anche legali, riguardo ai c.d. “bias” cognitivi, ovvero i pregiudizi, e le conseguenti discriminazioni dell’algoritmo.
In questo articolo analizziamo le problematiche legali dei bias cognitivi dei sistemi di intelligenza artificiale.
- Gli algoritmi di machine learning
L’intelligenza artificiale può essere definita come l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività, ed è composta da diversi algoritmi che apprendono attraverso il c.d. machine learning.
Sulla base degli algoritmi di machine learning è infatti possibile guidare ed “insegnare” all’algoritmo quali sono i risultati da generare: proprio come un bambino a cui bisogna insegnare le lettere dell’alfabeto, mostrate attraverso dei libri illustrati, anche in questo caso l’intelligenza artificiale può “apprendere” da un set di dati e produrre un output predefinito (nei casi di c.d. machine learning supervisionato).
In altri casi, invece, sempre partendo da un set di dati, impara a identificare processi e schemi complessi senza la guida attenta di una mente umana (c.d. machine learning non supervisionato): è come se si volessero pur sempre insegnare a un bambino le lettere dell’alfabeto attraverso libri illustrati, e questo riuscirà a fare dei “ragionamenti propri” producendo parole e frasi che non sono output predefiniti.
Si tratta della svolta dell’intelligenza artificiale generativa che non solo apprende, ma genera autonomamente dei contenuti alla luce di quello che ha appreso.
- I bias cognitivi
È in questi scenari che troviamo modelli di intelligenza artificiale generativa come quello di ChatGPT, dove si possono produrre i c.d. bias cognitivi. Come detto, gli algoritmi non sono altro che modelli matematici che vengono “addestrati” attraverso set di dati forniti dall’uomo: riprendendo il nostro esempio del bambino, se alla lettera “A” viene associato sempre il colore rosso, è più facile che il bambino, quando dovrà riprodurre tale lettera su un foglio bianco, lo faccia proprio attraverso il colore rosso.
Allo stesso tempo, attraverso i set di dati forniti in prima istanza all’algoritmo, è possibile che l’algoritmo riproduca dei “pregiudizi” che sono dati semplicemente dall’insieme di informazioni fornite. Il pregiudizio, infatti, può insinuarsi in diversi modi: quelli su cui ci concentreremo saranno i bias in relazione a preconcetti, opinioni, questioni etniche, culturali, sociali, e così via.
- La selezione del personale e la valutazione del rischio assicurativo tramite algoritmi di ML
Uno dei panorami in cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale può, da un lato, creare grande efficienza, e dall’altro destare preoccupazioni, sono i luoghi di lavoro, e più nello specifico la selezione del personale attraverso algoritmi di machine learning: se l’algoritmo di selezione del personale viene addestrato su un set di dati storici di candidati che hanno avuto maggior successo in un certo ruolo, potrebbe considerare gli attributi che questi candidati hanno in comune come più rilevanti per quel ruolo.
È ciò che è successo ad una nota multinazionale alla ricerca di nuove risorse per un ruolo IT: l’algoritmo scartava in automatico le figure femminili, in quanto si basava su un set di dati raccolti negli ultimi dieci anni dove la maggior parte delle risorse assunte in ambito tech era di genere maschile e non femminile. Gli algoritmi hanno quindi individuato e messo in luce i pregiudizi dei loro stessi creatori, dimostrando così che l’addestramento dei sistemi automatizzati su dati imparziali porta a future decisioni non neutra.
Ma ancora, per quanto attiene al panorama assicurativo, i sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati con crescente frequenza per fornire prodotti e servizi sempre più personalizzati, a prezzi più competitivi partendo dalla protezione della salute e della vita, fino alla sottoscrizione e valutazione dei sinistri. Se non adeguatamente sviluppati, anche in quest’ottica, i sistemi di intelligenza artificiale possono portare a rilevanti rischi per la vita delle persone, tra cui la discriminazione. Ad esempio, un algoritmo di valutazione del rischio assicurativo potrebbe utilizzare i dati dei clienti, come l’età, il sesso, il reddito, la professione e lo stato di salute, per determinare il prezzo dell’assicurazione e il livello di rischio associato al cliente, escludendo alcuni utenti.
- I rimedi tecnici e legali ai bias cognitivi ai sensi dell’AI Act
I rischi generati dai bias cognitivi di cui sopra possono essere limitati, attraverso azioni sia da un punto di vista tecnico, nonché legale. Innanzitutto, agendo sull’algoritmo stesso: è infatti necessario addestrare gli algoritmi su un set di dati il più diversificato e rappresentativo possibile, monitorando costantemente gli output prodotti al fine di segnalare e correggere i bias in origine. Inoltre, nel processo di selezione, potrebbe essere rilevante includere nella revisione dell’algoritmo non solo tecnici, ma una varietà di esperti, in modo da prevenire la creazione involontaria di discriminazioni.
Dall’altro lato, i sistemi di intelligenza artificiale sopra descritti ricadano già nella bozza dell’AI Act. L’AI Act si fonda su un approccio basato sul rischio (come per il GDPR), individuando tre livelli di rischio (inaccettabile, alto, e limitato). Tali sistemi sono attualmente elencati nell’Allegato III alla proposta di AI Act, e includono anche sistemi che ricadono nel contesto lavorativo e occupazionale, inclusa la fase di selezione e assunzione del personale. Per questi sistemi sono previsti una serie di obblighi (e.g., sistemi di gestione del rischio, trasparenza, supervisione umana, ecc.) cui i fornitori devono attenersi sin dalla fase di progettazione e sviluppo e la conformità ai quali dovrà essere attentamente valutata prima della commercializzazione del sistema stesso.
Tuttavia, l’applicazione di queste norme riguarderà solo il futuro prossimo – per il momento è necessario fare riferimento al combinato disposto di altre disposizioni normative, che si limitano ad obblighi di trasparenza o di diritto alla rinuncia rispetto al trattamento svolto da questi sistemi, nonché diritto a richiedere che vi sia sempre un intervento umano dietro al trattamento di questi dati. Queste disposizioni si rinvengono nell’art. 22 del GDPR, e nelle nuove disposizioni in tema di trasparenza recepite dal D.lgs. n. 104/2022 (il c.d. Decreto Trasparenza), che prevedono degli importanti obblighi normativi qualora vengano utilizzati “sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati” nei confronti dei lavoratori.
In sintesi, l’utilizzo di intelligenza artificiale nei processi di selezione del personale, nella creazione di offerte personalizzate e nell’accesso a determinati servizi può portare a miglioramenti significativi dell’efficienza e dell’accuratezza. Tuttavia, è importante prestare attenzione ai rischi di discriminazione e bias cognitivi che possono essere associati all’utilizzo di questi algoritmi. Solo attraverso una combinazione di trasparenza, equità e disposizioni normative chiare, che impongano degli obblighi ben specifici in capo all’utilizzatore di sistemi intelligenza artificiale, possiamo garantire che l’intelligenza artificiale sia utilizzata in modo più responsabile ed equo.
Per supportare le aziende nella valutazione di conformità dei sistemi di intelligenza artificiale, DLA Piper ha sviluppato un tool di legal tech denominato Prisca su cui potete visionare un video di presentazione QUI.
Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Il Dott. Ghiglia del Garante privacy sull’intelligenza artificiale e la loro prospettiva”.
Intellectual Property
Seadas di Sardegna: un altro prodotto italiano che conquista il riconoscimento IGP
Il riconoscimento della certificazione IGP per le Seadas della Sardegna rappresenta un notevole passo in avanti per il Made in Italy.
L'Italia vanta un patrimonio culinario eccezionale, evidenziato dalla presenza di numerosi prodotti con denominazioni di origine protetta ("DOP") e indicazioni geografiche protette ("IGP"). Queste certificazioni riconoscono la qualità e l'autenticità di prodotti tradizionali che sono intrinsecamente legati alle regioni italiane da cui provengono. I prodotti italiani DOP e IGP rappresentano l'eccellenza del Made in Italy, poiché sono il risultato di un'attenta selezione delle materie prime e di metodi di produzione artigianale millenari. Grazie a queste certificazioni, i consumatori possono fare affidamento sulla provenienza e sulla qualità superiore di questi prodotti, che spesso sono realizzati utilizzando ricette e tecniche tramandate da generazioni. Ogni volta che si acquista un prodotto italiano con denominazione DOP o IGP, si può essere sicuri di gustare un pezzo di storia e tradizione italiana che ha superato rigidi controlli e rispettato standard qualitativi elevati.
Non stupisce, allora, che la Commissione Europea abbia recentemente dato il via libera all'inclusione di una nuova denominazione nel registro europeo delle DOP e IGP. Questa denominazione si riferisce a un pregiato prodotto originario della Sardegna, conosciuto con diverse varianti di nome come "Sebadas/Seadas/Sabadas/Seattas/Savadas/Sevadas di Sardegna" da questo momento riconosciuto come IGP (di seguito, solo "Seadas di Sardegna").
Le Seadas di Sardegna IGP sono un autentico dolce tradizionale che incarna l'essenza della cucina sarda. Caratterizzate dalla loro forma rotonda o ovale, queste prelibatezze sono un connubio perfetto tra il gusto dei formaggi locali e la freschezza degli agrumi. L'impasto, realizzato con semola di grano duro, viene sapientemente farcito con pecorino e/o formaggio caprino e/o formaggio vaccino o cagliata vaccina, il tutto arricchito dal profumo fragrante della scorza di limone e/o arancia. Nella tradizione culinaria dell'isola, questo dessert viene fritte fino a raggiungere una doratura perfetta, per poi essere decorato con abbondante miele o zucchero e servite ancora calde. Questo processo di preparazione conferisce al dolce una consistenza unica, con una sfoglia friabile resa speciale dalla presenza di strutto e un cuore cremoso e leggermente acidulo grazie al formaggio filante del ripieno.
L'area di produzione delle Seadas di Sardegna IGP comprende l'intero territorio amministrativo e fisico della Sardegna, inclusi i suoi incantevoli arcipelaghi. È proprio la stretta relazione con il territorio che conferisce a questi dolci una notorietà indiscutibile. La reputazione di questo prodotto è strettamente legata alle materie prime utilizzate, che sono abbondantemente presenti in Sardegna. Questo legame con il territorio si riflette nella scelta di ingredienti di alta qualità, spesso provenienti dall'antica tradizione agropastorale dell'isola. Il risultato è un prodotto che rappresenta un'autentica espressione delle ricchezze culinarie locali.
Le Seadas di Sardegna IGP sono un'eccellenza culinaria che conquista i palati di tutti coloro che hanno la fortuna di assaggiarle. La loro notorietà è il frutto di secoli di tradizione e di un'arte culinaria tramandata di generazione in generazione. Questi dolci incantano non solo per il loro sapore unico, ma anche per la loro capacità di raccontare la storia e la cultura di una terra ricca di tradizioni gastronomiche.
Per tutti i motivi sopra esposti, con il recente Regolamento (UE) n. 2023/1426, del 3 luglio scorso, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 10 luglio 2023, il nome "Sebadas/Seadas/Sabadas/Seattas/Savadas/Sevadas di Sardegna" è stato ufficialmente inserito nel registro europeo delle DOP e IGP. Questa designazione riguarda il prodotto che rientra nella classe 2.3, comprendente prodotti di panetteria, pasticceria, confetteria o biscotteria, e nella classe 2.5, relativa alla pasta alimentare, come specificato nell'allegato XI del Regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione.
Una delle peculiarità dell'IGP in esame è la molteplicità di nomi che identificano il prodotto. Infatti, le "Sebadas/Seadas/Sabadas/Seattas/Savadas/Sevadas di Sardegna" IGP possono essere commercializzate utilizzando uno o più dei nomi inclusi nella denominazione protetta. Questa flessibilità consente di preservare l'autenticità e l'origine di queste prelibatezze, mantenendo al contempo una certa varietà nella denominazione, in sintonia con le diverse tradizioni locali e le sfumature dialettali regionali.
Come noto, la tutela delle DOP e IGP nel nostro Paese riveste un'importanza fondamentale per preservare e valorizzare i prodotti di eccellenza italiani. Queste certificazioni rappresentano una garanzia di autenticità, qualità e legame con il territorio italiano.
I prodotti DOP e IGP godono di una reputazione consolidata e di un grande valore riconosciuto sia a livello nazionale che internazionale. Questi riconoscimenti offrono ai consumatori una guida sicura nella scelta di prodotti autentici, provenienti da specifiche regioni e realizzati secondo tradizioni millenarie.
La tutela come DOP e IGP rappresenta altresì un'opportunità per gli agricoltori, gli allevatori e gli artigiani locali di promuovere e preservare il loro patrimonio culturale e gastronomico, contribuendo al mantenimento delle tradizioni e delle filiere produttive tradizionali.
Senza dimenticare, poi, che l'attribuzione di una certificazione DOP o IGP a un prodotto può generare importanti ricadute economiche per le comunità locali, promuovendo lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione del territorio e la salvaguardia delle pratiche agricole e produttive tradizionali.
Infatti, secondo il Comunicato Stampa del 22 novembre 2022 sul XX Rapporto Ismea-Qualivita "il comparto del cibo e del vino DOP IGP nel 2021 raggiunge un valore complessivo alla produzione pari a 19,1 miliardi di euro (+16,1% su base annua) e un export da 10,7 miliardi di euro (+12,8%). Sono risultati record che portano a quota 21% il contributo del comparto DOP IGP al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, un quadro che delinea una grande forza propulsiva da parte delle filiere dei prodotti DOP IGP, da sempre espressione di un patrimonio economico per sua natura non delocalizzabile, frutto del lavoro coeso di un sistema complesso e organizzato che in tutto il territorio nazionale coinvolge 198.842 operatori e 291 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero".
Oltre ad avere un forte impatto sull'economia nazionale, i prodotti italiani DOP e IGP – proprio come le Seadas di Sardegna IGP da ultime aggiunte nel novero di tali prodotti – riconoscono e premiano l'impegno degli artigiani e degli agricoltori nel mantenere vive le tradizioni, la qualità e l'unicità dei prodotti, conferendo loro un valore distintivo e un riconoscimento a livello globale. Dobbiamo quindi essere orgogliosi di avere così tanti prodotti italiani DOP e IGP, poiché rappresentano l'eccellenza culinaria del nostro Paese e sono testimoni della ricchezza delle nostre tradizioni gastronomiche.
Su un simile argomento può essere interessante l’articolo "Natura e funzione delle DOP sotto i riflettori nella regolamento UE sulle indicazioni geografiche".
Analisi EUIPO dell'indagine del 2023 sulla contraffazione della proprietà intellettuale
L’EUIPO ha svolto una indagine sulla percezione dei diritti di proprietà intellettuale rispetto alla contraffazione tra i cittadini dell'UE nel 2023.
La proprietà intellettuale rappresenta un elemento onnipresente nella società moderna. In un mondo sempre più digitale e interconnesso, sorge spontanea la domanda su come i cittadini reagiscano a tale pervasività. Fino a che punto i diritti di proprietà intellettuale sono effettivamente rispettati e in che modo? Per rispondere a queste importanti domande, l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) ha condotto una serie di indagini approfondite e di vasta portata, che forniscono una panoramica completa dell'evoluzione della percezione dei diritti di proprietà intellettuale tra i cittadini UE.
Nell'ambito di queste indagini, tra il 30 gennaio 2023 e il 15 febbraio 2023, sono state effettuate 25.824 interviste, condotte interamente online, a cittadini di età pari o superiore a 15 anni in tutti gli Stati membri dell'UE sul tema della contraffazione.
I risultati dell'indagine rivelano che una netta maggioranza degli europei dimostra una chiara consapevolezza degli effetti negativi derivanti dalla presenza di prodotti contraffatti sul mercato e, nella maggior parte dei casi, non giustificano l'acquisto di tali prodotti. Secondo i dati dell'indagine condotta dall'EUIPO, infatti, l'83% degli intervistati ritiene che l'acquisto di prodotti contraffatti favorisca comportamenti scorretti, mentre l'80% è convinto che sostenga le organizzazioni criminali. Inoltre, il 79% degli europei crede che l'acquisto di prodotti contraffatti abbia un impatto economico negativo, mettendo a rischio le aziende e i posti di lavoro.
Nonostante l'alta consapevolezza degli effetti negativi, circa un quarto degli intervistati, soprattutto i giovani, ammette di aver acquistato prodotti contraffatti. Infatti, il 50% delle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni considera accettabile l'acquisto di prodotti contraffatti quando il prezzo del prodotto originale è troppo elevato, mentre il 41% ritiene accettabile l'acquisto di prodotti di lusso contraffatti. Complessivamente, il 13% degli europei ha dichiarato di aver acquistato intenzionalmente prodotti contraffatti negli ultimi 12 mesi, con una frequenza due volte superiore tra i consumatori più giovani rispetto ai consumatori più anziani.
Tuttavia, la maggior parte degli europei respinge diverse argomentazioni che potrebbero essere utilizzate per giustificare l'acquisto di prodotti contraffatti. Ad esempio, l'81% degli intervistati rifiuta l'idea che sia accettabile acquistare prodotti contraffatti perché lo fanno tutti, mentre il 76% non crede che sia giustificabile quando il prodotto originale non è disponibile o non lo è ancora. Inoltre, il 75% degli europei non considera accettabile l'acquisto di prodotti contraffatti quando si tratta di prodotti di lusso.
È interessante notare poi che il 39% degli europei ha ammesso di essersi interrogato sulla genuinità di un prodotto acquistato, mentre solo il 15% riferisce di essere stato indotto con l'inganno ad acquistare prodotti contraffatti. Questo dato aumenta al 52% tra i consumatori più giovani, evidenziando una maggiore preoccupazione tra i giovani riguardo all'acquisto di prodotti contraffatti.
Complessivamente i risultati dell'indagine indicano che gli effetti negativi sugli individui, sulla società e sui produttori sono i principali fattori che spingono le persone a evitare l'acquisto di prodotti contraffatti. Tuttavia, questi risultati indicano anche l'importanza di un'ampia consapevolezza sugli effetti dannosi della contraffazione e sottolineano la necessità di azioni concrete per contrastare questo fenomeno, proteggendo i diritti dei produttori e garantendo un ambiente di mercato equo e sicuro.
La contraffazione costituisce una violazione grave dei diritti di proprietà intellettuale e dei principi di lealtà e concorrenza nel mercato. Questa pratica illecita arreca significativi danni economici e colpisce settori cruciali come l'industria farmaceutica, l'abbigliamento, l'elettronica e molti altri, compromettendo la reputazione delle imprese e mettendo a rischio la sicurezza e la salute dei consumatori. Al fine di contrastare efficacemente la contraffazione è necessario adottare una serie di misure legali e di regolamentazione volte a reprimere la produzione, la distribuzione e la commercializzazione di prodotti contraffatti. La lotta contro la contraffazione richiede quindi un impegno collettivo da parte dei governi, delle istituzioni e dei cittadini stessi. Ciò include l'applicazione rigorosa delle leggi sulla proprietà intellettuale, l'adozione di misure di sicurezza adeguate a proteggere i diritti dei titolari di marchi e brevetti, nonché la promozione dell'educazione e della consapevolezza pubblica riguardo ai rischi associati all'acquisto e all'uso di prodotti contraffatti. Inoltre, la cooperazione internazionale tra le autorità competenti, le organizzazioni internazionali e le imprese è essenziale per contrastare efficacemente la contraffazione su scala globale. Attraverso un approccio legale robusto e una stretta collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, sarà possibile proteggere i diritti dei titolari di proprietà intellettuale, salvaguardare l'integrità del mercato e garantire la tutela degli interessi dei consumatori.
Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “La Corte di Cassazione sulla contraffazione del software ai sensi del diritto d’autore”
La rubrica Innovation Law Insights è stata redatta dai professionisti dello studio legale DLA Piper con il coordinamento di Arianna Angilletta, Giordana Babini, Carolina Battistella, Carlotta Busani, Giorgia Carneri, Maria Rita Cormaci, Camila Crisci, Cristina Criscuoli, Tamara D’Angeli, Chiara D’Onofrio, Federico Maria Di Vizio, Enila Elezi, Chiara Fiore, Laura Gastaldi, Vincenzo Giuffré, Filippo Grondona, Nicola Landolfi, Giacomo Lusardi, Valentina Mazza, Lara Mastrangelo, Maria Chiara Meneghetti, Deborah Paracchini, Tommaso Ricci, Rebecca Rossi, Massimiliano Tiberio, Alessandra Tozzi, Giulia Zappaterra
Gli articoli in materia di Telecommunications sono a cura di Massimo D’Andrea e Flaminia Perna.
Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati, è possibile contattare i soci responsabili delle questioni Giulio Coraggio, Marco de Morpurgo, Gualtiero Dragotti, Alessandro Ferrari, Roberto Valenti, Elena Varese, Alessandro Boso Caretta, Ginevra Righini.
Scoprite Prisca AI Compliance, il tool di legal tech sviluppato da DLA Piper per valutare la maturità dei sistemi di intelligenza artificiale rispetto alle principali normative e standard tecnici qui.
È possibile sapere di più su “Transfer”, il tool di legal tech realizzato da DLA Piper per supportare le aziende nella valutazione dei trasferimenti dei dati fuori dello SEE (TIA) qui e consultare una pubblicazione di DLA Piper che illustra la normativa sul Gambling qui, nonché un report che analizza le principali questioni legali derivanti dal metaverso qui.
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